PRIME NEWS DALLA FESTA DI ROMA NELL’ERA RAGGI: TOM HANKS E MERYL STREEP PRONTI PER IL “RED CARPET”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per il “Secolo XIX”

Diciamo la verità, la Festa del cinema di Roma non è proprio in testa ai pensieri della neo-sindaca Virginia Raggi. E comunque, ogni volta che se n’è parlato sui giornali in vista delle elezioni, l’allora candidata pentastellata è rimasta sempre piuttosto sul generico. Mentre Roberto Giachetti sparava qualche ricetta, in verità alquanto orecchiata, del tipo «sarà per le case di produzione il luogo in cui ideare nuovi progetti, Film Commission e Film Fest lavoreranno per questo, faremo in modo che sia una festa di tutta la città e contribuiremo a mantenere in vita i cinema indipendenti», Raggi tagliava corto così, senza citare nomi e manifestazioni: «Il futuro di queste realtà deve essere trasparente e legale. Ci sono realtà che offrono spunti culturali e sociali interessanti, realtà che subentrano nella totale assenza delle amministrazioni e che per questo devono essere supportate». Traduzione: vedremo strada facendo.
Sarà anche per questo che, in un incontro con pochi giornalisti definito «informale», il direttore artistico Antonio Monda e la presidente della Fondazione cinema Piera Detassis hanno voluto piazzare qualche paletto rispetto all’undicesima edizione, che si svolgerà dal 13 al 23 ottobre, appena un mese dopo la fine della Mostra veneziana. «Discontinuità, varietà e qualità» le tre parole d’ordine, che poi sono le stesse dello scorso anno e degli anni precedenti. Nata nel 2006 con Walter Veltroni & Goffredo Bettini, la Festa diventò Festival con Roberto Alemanno e ritornò Festa con Ignazio Marino, in un succedersi di piccole variazioni legate, in buona misura, alle richieste piuttosto confuse della politica. C’era chi la voleva “internazionale” e chi tutta “romana”, chi in grado di proporre anteprime mondiali e chi col marchio della vetrina pop trasversale, chi glamour e piena di star e chi più sobria e di sostanza. In realtà bisognerebbe avere bei film da proporre, e quando ne azzecchi uno, com’è successo l’anno scorso con “Lo chiamavano Jeeg Robot”, che è piaciuto ai critici e poi ha incassato quasi 5 milioni di euro, il gioco è fatto.
Intanto, appunto, si sparano le prime cartucce, in modo da far sapere alla nuova sindaca che all’Auditorium stanno lavorando sodo. I nomi? Tom Hanks e Meryl Streep, come ospiti d’eccezione, ma anche incontri con lo scrittore Don DeLillo, l’architetto Daniel Libeskind e lo sceneggiatore-regista David Mamet. Si torna a undici giorni di durata, e il budget si attesterebbe attorno ai 3 milioni e mezzo di euro, per la precisione 3.418.000, rispetto ai 10.235.000 complessivi della Fondazione. Certo, siamo lontani dal gigantismo degli anni veltroniani, quando l’imperativo era strappare i film di richiamo a Venezia (qualcuno ricorderà la sfida ridicola sul mediocre “Dalia nera” di Brian De Palma) e proporsi come una novità in bilico tra evento popolare e investimento industriale, tra turismo e cine-mercato.
In ogni caso: Tom Hanks, destinatario di un premio alla carriera, sarà a Roma il giorno d’apertura, il 13 ottobre, a lui è dedicata una retrospettiva di dodici film, e naturalmente l’attore, reduce da problemi di salute, terrà un incontro col pubblico (pare rivelerà che il suo film preferito di tutti i tempi è francese). Meryl Streep parlerà invece di cinema italiano, ha una passione per Silvana Mangano, che ha accettato di parlare di cinema italiano (attrice preferita Silvana Mangano, rivela Monda). E inoltre: tappeto rosso a via Condotti sin dal 3 ottobre in chiave di “antipasto”, omaggi a Zurlini, Monicelli, Comencini, Pontecorvo, convegni sulla critica in chiave newyorkese, una rassegna dedicata a cinema e politica americana in vista delle elezioni presidenziali.
Del resto Monda abita nella Grande Mela, ha amici famosi tra scrittori, intellettuali e cineasti, egli stesso è romanziere per Mondadori. Dice: «La filosofia di questa Festa resta, comunque e sempre, nel segno della ricerca della qualità, anche se non vogliamo essere troppo austeri. Ovvero: va bene il glamour, ma non porterei mai comunque un brutto film pur di avere un ricco red carpet». Meno male, anche se l’aveva detto pari pari anche nel 2015, quando fu ingaggiato da un già periclitante sindaco Marino.

Michele Anselmi

Lascia un commento