RAICINEMA VERSUS MEDUSA: MENÙ RICCO DA 25 FILM. MOLTE COMMEDIE PER GIOVANI, SIANI UN PO’ COME ZALONE?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

C’è poco da fare, almeno fino a quando Sky non scenderà in campo davvero (la serata dei David di Donatello è solo promozione). Sul versante del cinema italiano, specie di commedia, la partita si continua a giocare tra Medusa e Raicinema, i due grandi player – oggi va di moda dire così – sul tappeto. Con la differenza che Medusa, società legata a Mediaset, non ha vincoli istituzionali e può quindi puntare su una linea editoriale più “libera”, legata ai gusti del mercato, fatta di colpi commerciali (più o meno) sicuri, lasciando ai margini del menù di impianto fortemente pop il cinema d’autore e da festival; mentre Raicinema, anche per una legittima questione di servizio pubblico, ha l’obbligo di coltivare proposin guerra per amorete diverse, di far lavorare una gamma più vasta di produttori e distributori “indipendenti”, di puntare insomma sulla qualità artistica, anche a costo di rimetterci un po’.
La controprova? Nei primi sei mesi del 2016, soprattutto grazie agli exploit di “Quo vado?” e “Perfetti sconosciuti”, Medusa ha raggiunto una quota di mercato pari al 22.2 per cento, prima in assoluto; Raicinema, reduce comunque dal notevole successo di “La pazza gioia”, è a un passo dall’8 per cento, in quarta posizione. Differiscono anche le risorse: la società “berlusconiana”, diretta da Giampaolo Letta, investe ogni sul cinema nazionale circa 30 milioni di euro; la società pubblica, pilotata da Paolo Del Brocco, può contare su un budget annuale che varia, in materia di prodotto nazionale, tra i 65 e i 70 milioni.
Risultato? Il listino di Medusa 2016-2017, presentato qualche giorno fa, conta quindici titoli, di cui solo tre di impianto internazionale; il listino Raicinema 2016-2017, presentato alla Casa del cinema, arriva a venticinque, di cui ben sette stranieri.
«Una rondine non fa primavera, ma molte rondini sì» suggerisce come slogan Del Brocco, presentando il ricco banchetto e snocciolando qualche ulteriore cifra: 225 film nel quadriennio 2013-2016 per un totale di 245 milioni di euro, 335 i cineasti coinvolti, 200 le società di produzione impegnate a vario modo.
In sala, molto applauditi, quattro dei registi sui quali Raicinema punta molto: Pif ovvero Pierfrancesco Diliberto, Gabriele Muccino, Cristina Comencini e Gianni Amelio. I loro film, tre commedie su quattro, si chiamano rispettivamente “In guerra per amore” (27 ottobre), “L’estate addosso” (15 settembre), “Qualcosa di nuovo” (13 ottobre) e “La tenerezza” (novembre). A occhio solo Amelio può far gola a Venezia, ma non sarà pronto in tempo, smetto quando voglio 2probabilmente; in compenso Alberto Barbera ha già annunciato come film d’apertura in gara il musical americano “La La Land” di Damien Chazelle che figura nel listino. «Per noi il successo economico non è l’unico criterio di valutazione, anche se certo conta un buon risultato al botteghino» spiega l’amministratore delegato, ricordando i due cardini, cioè «universalità e pluralismo», attorno ai quali ruota l’attività di Raicinema e di 01 Distribution. Aggiunge però: «È una sfida acchiappare il nuovo pubblico, anzi i nuovi pubblici, giorno dopo giorno, film dopo film». L’ambizione è di mantenersi stabilmente al quarto posto, con un quota di mercato tra il 10 e il 13 per cento, poi si può sempre migliorare posizione, e in questa prospettiva vanno inseriti film di sicuro richiamo popolare, come “Mister felicità” di Alessandro Siani, che uscirà il 1° gennaio 2017 alla maniera di Zalone, “Non c’è più religione” di Luca Miniero, “Smetto quando voglio – Reloaded” di Sydney Sibilia (seguito del primo, in attesa del terzo), “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio dal romanzo autobiografico di Massimo Gramellini; o gli americani “La ragazza del treno” di Tate Taylor, “Free State of Jones” di Gary Ross, “Tulip Fever” di Justin Chadwick. Altri nomi da festival? Martin Scorsese col suo molto sofferto “Silence”, Ferzan Ozpetek con “Rosso Istanbul”, Kim Rossi Stuart con “L’intelligenza del maschio”.
Sono tanti, da distribuire bene e con cura, 25 titoli, ma l’idea è di spalmarli su undici mesi all’anno, nella speranza di allungare la stagione. Pia illusione: molti cinema a Roma sono già chiusi da fine giugno…

Michele Anselmi

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