Stiamo bene o stiamo male?

Sono stati diffusi i dati sulla salute del cinema nostrano, attraverso il “Rapporto sul Mercato e l’Industria del Cinema in Italia”, redatto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo (della Conferenza Episcopale Italiana) in collaborazione con la Direzione Generale Cinema del Mibact. E sono dati contrastanti (il rapporto sarà disponibile on line sul sito Cineconomy). Il 2015 si chiude pessimamente, mentre il 2016 si apre ottimamente. Il 2015 è terminato con la quota più bassa dell’ultimo decennio: scendendo da circa il 27% al 20,74% (contro il 60,97% dei film made in Usa). Uno scivolone a dir poco disastroso, con una perdita di ben 4 milioni di spettatori nell’arco di soli 12 mesi.

Di contro, il primo trimestre del 2016 si è aperto con una crescita formidabile: più 30%! Com’è possibile un salto in avanti così prodigioso? Semplice: l’avanzata è dovuta a un unico film, quel Quo Vado? di Checco Zalone (in realtà firmato dal regista Gennaro Nunziante), che ha segnato il record assoluto di incasso nazionale, prima detenuto da La vita è bella di Roberto Benigni. Se dunque sottraessimo questo exploit, probabilmente irripetibile, dal trend annuo, il 2016 si chiuderebbe quasi certamente con un allineamento al deficit del 2015 rispetto agli incassi del 2014. Di qui la considerazione che lo stato di salute del nostro cinema è febbricitante.

Chiudono in positivo soltanto una decina di film su 185 prodotti lo scorso anno (erano 201, l’anno precedente) e si salvano solo le commedie o le pellicole spiccatamente commerciali. Soffre tantissimo il cinema d’autore e quello più impegnato, rimanendo ai margini del mercato, ignorato dal grande pubblico e ahimè disertato da quello giovanile, che sembra attratto solo da alcuni comici o dagli effetti speciali del cinema americano. Inoltre su 185 film realizzati, un numero davvero cospicuo quasi non trova uscita in sala, o se la trova resiste al massimo una settimana e poi sparisce per sempre. Se confrontiamo i dati con la cinematografia francese c’è da nascondersi. E’ però vero che loro finanziano il cinema in tutte le sue manifestazioni molto più generosamente di noi (quasi 10 volte tanto). Basti un dato: Oltralpe il budget del film medio è di 4,2 milioni di euro, mentre da noi non supera un misero 1,3 milioni.

Di fronte a un così fosco scenario ora si spera nella nuova legge del cinema, la quale se tutto va bene dovrebbe vedere la luce entro l’anno e dovrebbe far salire i finanziamenti da quota 250 a 400 milioni di euro. Ma già c’è chi lamenta che la riforma sia disegnata a uso e consumo dei soliti noti, la cosiddetta casta del cinema nostrano, composta da un numero esiguo di produttori e distributori forti, lasciando ben poco a tutti gli altri. Vedi in proposito il dossier redatto dal Fatto Quotidiano, dal titolo eloquente: Il grande banchetto del cinema italiano. Ciak, si incassa. Speriamo si sbagli.

Roberto Faenza

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