It Follows. David Robert MItchell e la muta dell’horror d’autore

Fin dai primi momenti che It Follows ha il suo sinuoso accesso negli occhi dello spettatore, è chiaro che si tratti di un’opera unica e inusuale. Influssi lynchani o no, il principio di questo film sembra richiamare I segreti di Twin Peaks: una ragazza fugge di casa spaventata, saluta i genitori al telefono, poi la ritroviamo fatta a pezzi su una spiaggia. Successivamente la prospettiva del racconto muta e seguiamo le vicende della giovane Jay che, dopo l’incontro sessuale con un ragazzo inquieto, viene contagiata da una misteriosa maledizione dalla quale si potrà salvare soltanto con l’aiuto dei suoi amici.

In una Detroit svuotata e priva di figure autoritarie o genitoriali, questi ragazzi si muovono come quelli del maestro John Carpenter o come i bambini spaventati di It di Stephen King. Esattamente come quei giovani perduti, Jay vedrà mostri ovunque che la inseguono, rappresentati banalmente da figuri estrapolati dalla quotidianità e che nessun altro riesce a percepire. La maledizione si può passare tramite il contagio sessuale e, così, anche le relazioni fra Jay e i suoi amici si trasformano in insidie pericolose.

David Robert Mitchell colpisce non tanto per la sua regia straniante, comunque una ventata di aria fresca nel panorama dell’horror contemporaneo, ma per la scelta coraggiosa di un cast eccellente che sa incarnare una sceneggiatura sensibile, accurata nella caratterizzazione dei personaggi e quasi mai prevedibile. La colonna sonora e l’oggettistica richiamano direttamente l’horror anni Settanta e Ottanta, ma non sono certo citazioni a vuoto: It Follows parte dai capisaldi del genere per tentare di riabilitarlo, dandogli una nuova pelle che devi da strade ormai troppo sicure. Dal 6 luglio nelle sale.

Furio Spinosi

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