TRA COSMOLOGIE E COSMOGONIE, ECCO LA 73ª MOSTRA. MOLTA AMERICA, QUALCHE ASSENTE, TRE ITALIANI IN GARA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Dunque Cinemonitor ci aveva preso: i tre film italiani in gara a Venezia 73 (31 agosto-10 settembre) sono “Questi giorni” di Giuseppe Piccioni, “piuma” di Roan Johnson e “Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti. Un ritratto corale al femminile il primo, una commedia generazionale sulla maternità il secondo, una documentario-cosmologia il terzo. Il direttore della Mostra, Alberto Barbera, non ha cambiato idea sul volto del cinema italiano, parla infatti di «un ulteriore abbassamento della qualità media rispetto allo scorso anno». Sono 126 i titoli tricolori presi in esame, forse troppi, dai selezionatori veneziani. «Ne abbiamo presi tre, forse non quelli che tutti si aspettavano. A nostro parere i più coraggiosi e nuovi, che segnalano una ricerca fuori dagli schemi» ha spiegato Barbera presentando alla stampa il menù. In effetti un quarto film in gara, dopo la prova deludente dell’italico poker 2015, avrebbe suonato come un azzardo, un riflesso provincialistico, nel complesso dei 20 titoli che compongono la rassegna competitiva per il Leone d’oro.
Poi, naturalmente, c’è Italia un po’ dappertutto, spalmata nelle varie sezioni: Paolo Sorrentino con le prime due puntate di “The Young Pope”, Kim Rossi Stuart con “Tommaso” (ex “Il centro del mondo” e “L’intelligenza del maschio”), l’esordiente Michele Vannucci con “Il più grande sogno”, Federica Di Giacomo e Francesco Munzi coi documentari “Liberami” e “Assalto al cielo”, Gabriele Muccino con “L’estate addosso”, eccetera. Prende la via della Festa di Roma, invece, ”Sole, cuore, amore” di Daniele Vicari, fino all’ultimo considerato in lizza per una sezione importante e poi scomparso dal toto-film.
Detto questo, trattasi di Mostra internazionale: e se è vero che la compagine nazionale stimola sempre curiosità, attese, polemicucce, è altrettanto vero che la selezione deve abbracciare il respiro più ampio possibile, sia geografico e sia estetico. Dice Barbera, cercando di individuare un filo rosso: «Mi pare di poter notare questo. I cineasti, facendo finta di parlare d’altro, usando “filtri” come il western, la fantascienza, la letteratura, in realtà continuano ad affrontare i grandi temi della contemporaneità: filosofici, esistenziali, etici». Suona bene. E naturalmente, ricorrendo ad aggettivi come «sorprendente», «visionario», «sconvolgente», il direttore promette la Mostra perfetta, capace di colmare quella che definisce «la trincea progressivamente scavata tra cinema d’autore e cinema popolare» e insieme offrire nuovi talenti e firme blasonate.
Qualche film in concorso (a parte gli italiani)? Il musical “La La Land” di Damien Chazelle che inaugura le danze, il fantascientifico/distopico “The Bad Batch” di Ana Lily Amirpour, il letterario “Nocturnal Animals” di Tom Ford, il western europeo “Brimstone” di Martin Koolhoven, il sofferto “On the Milky Road” di Emir Kusturica (quattro anni ci sono voluti), il kammerspiel in 3D “Le beaux jours d’Aranjuez” di Wim Wenders, il sofisticato “Frantz” di François Ozon, il biopic “Jackie” (su Jackie Kennedy) di Pablo Larraín, il cosmogonico “Voyage of Time” di Terrence Malick… Niente Cina in gara e in generale poca Asia in questa 73ª edizione dopo le sbornie degli ultimi anni, mentre è il Sud America, già Leone d’oro nel 2015 con “Ti guardo” di Lorenzo Vigas, a prendersi la sua rivincita. Insieme a Hollywood, che funziona sempre al Lido: per via delle star, del cosiddetto glamour, anche delle storie solitamente non soporifere.
D’accordo, mancano all’appello “Silence” di Martin Scorsese e “Sully” di Clint Eastwood (entrambi escono sotto Natale negli Usa), ma per il resto c’è l’imbarazzo della scelta tra concorso e fuori concorso. Se “La La Land” apre la Mostra sarà il fragoroso remake del western “I magnifici sette” firmato da Antoine Fuqua, dopo l’anteprima mondiale a Toronto dell’8 settembre, a chiudere la Mostra il 10; e si sparerà molto anche in “Hacksaw Ridge” del redivivo Mel Gibson, ambientato ad Okinawa durante la Seconda guerra mondiale: storia di uno strano eroe davvero esistito.
Quanto alle strutture, il presidente Paolo Baratta ricorda con un certo orgoglio la copertura del famoso “buco” davanti al Casinò e la nascita, lì dove campeggiava la voragine, di una nuova tensostruttura da 450 posti che ospiterà la sezione “Cinema nel giardino”. «Se non si corrono rischi si diventa agenzia di informazione, se non si è imprevedibili non si contribuisce alla causa delle Mostre d’arte» continua Baratta, appena confermato dal ministro Dario Franceschini per un altro quadriennio, come Barbera del resto. Il quale Barbera sembra per nulla preoccupato di fronte a quelle che chiama «le incazzature» degli esclusi: pare che Bille August se la sia molto presa per l’assenza al Lido di “La vedova cinese”, mentre un altro regista gli ha spedito per sfregio un pacchetto con sei profilattici dentro.

Michele Anselmi

“CINEMA NEL GIARDINO”? NO GRAZIE DAGLI ITALIANI

Alberto Barbera ha ragione quando confessa, con una punta di dispiacere, di aver ricevuto scarsa collaborazione dai cineasti italiani per la neonata sezione della Mostra denominata “Cinema nel giardino”. Molti nostri registi, con l’eccezione di Gabriele Muccino che vi presenta “L’estate addosso”, gli hanno detto di no (e possiamo immaginare anche chi siano), ritenendo quella collocazione poco autorevole e gratificante. O concorso o niente… Tuttavia, dall’estero, hanno risposto con entusiasmo autori come James Franco e Kim Ki-Duk. Una bella lezione di umiltà.

I 20 FILM IN CONCORSO

“The Bad Batch” di Ana Lily Amirpour
“La La Land” di Damien Chazelle
“The Light Between Oceans” di Derek Cianfrance
“El Ciudadano Ilustre” di Mariano Cohn e Gastón Duprat
“Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
“Ang Babaeng Humayo” (The Woman Who Left) di Lav Diaz
“La Región Salvaje” di Amat Escalante
“Nocturnal Animals” di Tom Ford
“Piuma” di Roan Johnson
“Rai” (Paradise) di Andrei Konchalovsky
“Brimstone” di Martin Koolhoven
“Na Mlijecnom Putu” (On The Milky Road) di Emir Kusturica
“Jackie” di Pablo Larraín
“Voyage Of Time” di Terrence Malick
“El Cristo Ciego” di Christopher Murray
“Frantz” di François Ozon
“Questi giorni” di Giuseppe Piccioni
“Arrival” di Denis Villeneuve
“Les beaux jours d’Aranjuez” di Wim Wenders
“Una vie” di Stéphane Brizé

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