La famiglia Fang. Arte, vita, spettacolo e famiglia (disfunzionale)

Caleb e Camille sono due performer che hanno fatto dell’arte la loro ragione di vita, trasformando ogni evento in uno spettacolo da ammirare e coinvolgendo, fin dalla più tenera età, i loro figli. Questo stile di vita sembra divertire il Bambino A e il Bambino B, ma poi si cresce e, da adulti, Annie e Baxter si renderanno conto di quanto il passato abbia influenzato negativamente il presente e, per questo, cercano di prenderne le distanze. Lei è diventata un’attrice di poco successo, anche per via dei suoi problemi con l’alcol, e lui è uno scrittore in piena crisi ispiratrice. Nelle loro vite, di certo, c’è solo la volontà di restare il più lontano possibile dai genitori. Fin quando un incidente ai danni di Baxter costringe la famiglia a riunirsi con l’illusione, da parte dei genitori, che gli eventi possano in qualche modo ricongiungerli professionalmente. I coniugi Fang sono convinti che le loro vite non possano essere null’altro che un’opera d’arte, anche senza l’approvazione dei figli. Lo spettacolo deve andare avanti, costi quel che costi.

Tratto dall’omonimo libro di Kevin Wilson, La famiglia Fang è il brillante ritratto di quanto le aspirazioni di un genitore possano, in alcuni casi, avere un potere distruttivo sull’esistenza dei propri figli e di quanto un figlio abbia spesso il bisogno di prenderne le distanze per trovare la sua reale identità. Diretto da Jason Bateman, il film racconta un dramma familiare, ma soprattutto una storia dietro la quale si osservano mille scenari diversi, intrigante, a tratti commovente, ma anche piuttosto divertente. Inoltre, offre allo spettatore un ampio margine di riflessione, da cui ognuno può trarre la sua morale sia in merito alle dinamiche complesse che governano ciascuna famiglia, ma anche sul concetto di arte e su ciò che comunemente viene considerato tale, sia essa scrittura, recitazione o pittura e su quella più “spettacolare”, come rivendicato da Caleb e Camille. La famiglia Fang tiene il ritmo degnamente, mantenendo alta l’attenzione, senza scadere mai nel banale. Una visione interessante e istruttiva da cui lo spettatore non resterà deluso né, senz’altro, annoiato. Dal primo settembre al cinema.

Stefania Scianni

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