Pets – Vita da animali, gag e risate per un’animazione a cuor leggero

Il 2005 ed il 2009 hanno sancito il definitivo riconoscimento “istituzionale” del cinema di animazione: il Leone d’Oro alla carriera a Hayao Miyazaki e a John Lasseter (e a tutto al gruppo Pixar) hanno simboleggiato lo zenit di un modo di fare cinema che attrae grandi e piccini. Sempre nel 2009, Up di Pete Docter ha aperto fuori concorso la 62esima edizione del Festival di Cannes, la principale mostra di cinema al mondo. Nel caso in cui fosse necessario individuare l’apice dell’animazione degli ultimi anni, chi vi scrive sceglierebbe, senza dubbio, il 2009. Da quell’anno è passata molta acqua sotto ai ponti, la Pixar ha realizzato ben quattro dei cinque sequel della sua storia e ha dovuto affrontare la crisi di idee del triennio 2011-2013, complice il momentaneo passaggio alla live-action di Brad Bird e Andrew Stanton, storici membri del gruppo americano. Il maestro dell’animazione giapponese, infine, ha annunciato il ritiro dalle scene per la mancata conciliazione tra i lunghi tempi di realizzazione di un lungometraggio e l’età ormai avanzata.
Tra i grandi nomi dell’animazione digitale degli ultimi anni, si è inserito a gran voce anche quello di Chris Meledandri, che ha ricevuto un tributo speciale in occasione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Meledandri è noto per essere stato produttore esecutivo della 20th Century Fox Animation e dei Blue Sky Studios, noti per la realizzazione della saga di L’era glaciale. Nel 2007, ha fondato la Illumination Entertainment, che ha portato al successo con Cattivissimo me e con le varie “espansioni”. All’ultimo Festival di Venezia ha presentato, in anteprima nazionale, Pets – Vita da animali, oltre ai primi 20 minuti di Sing, prossimo lavoro in uscita nel 2017 (che annovera le voci di Matthew McCounaghey, Scarlett Johansson, John C. Reilly e di Reese Witherspoon).
Il plot di Pets – Vita da animali è basato sull’idea di base di Toy Story non riferita, tuttavia, ai giocattoli ma agli animali domestici. Ebbene, cosa fanno gli animali domestici mentre non c’è nessuno in casa a guardarli? La risoluzione dell’enigma è affidata a Max e ai suoi amici antropomorfizzati che, lungo tutta la durata del film, riescono a strappare agli spettatori sorrisi ed applausi. L’animazione della Illumination non ha la presunzione né la volontà di essere originale, ma di muoversi lungo binari collaudati, provando ad oliarli un po’. Tutto è già visto e riconosciuto e, nonostante omaggi a La finestra sul cortile, Lilli e il vagabondo e Grease, il pubblico di riferimento resta quello infantile. Perché se la perfezione estetica ha raggiunto livelli davvero elevati, altrettanto non si può dire della scrittura. Ma non è il caso di farne una colpa a Meledandri e co., come già detto, gli obiettivi sono altri e una sicura fonte di ispirazione è la slapstick comedy: un genere di commedia in cui a contare sono più le gag fisiche che la fluidità della scrittura. L’intero film è al servizio dei singoli personaggi, il cui studio delle personalità è approfondito, messi in primo piano rispetto alla narrazione. Risate e divertimento per un pomeriggio con i propri figli. Cosa chiedere di più? Per altro, ci sono Lasseter e Miyazaki. Dal 6 ottobre al cinema.

Matteo Marescalco

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