La verità sta in cielo? Un Guernica all’italiana

Finalmente il mio nuovo film La verità sta in cielo esce il 6 ottobre, dopo infinite traversie e timori non uscisse mai. C’è voluta la perizia di ben 9 avvocati per vagliare ogni singola scena e ogni battuta detta nel corso di 90 minuti: tale è la durata. Ciò perché, a differenza dei film dove si premette che è puramente casuale ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti, qui fatti e persone sono citati con date, nomi e cognomi, anche a rischio di querele e chissà quant’altro. È da oltre 30 anni che la vicenda di Emanuela Olandi, scomparsa dal centro di Roma il 22 giugno del 1983 attende di essere portata all’attenzione del pubblico internazionale. Trattandosi di una vicenda con scabrose ramificazioni ancora attuali in un tessuto che coinvolge la politica, la criminalità organizzata e una parte della Chiesa, si può capire il perché di tanto ritardo.

Sinora nessun pontefice ha preso la decisione di aprire le carte del caso Orlandi, che pure si sanno secretate in Vaticano. Papa Bergoglio ha mosso i primi passi e ha sussurrato ai famigliari “lei è in cielo”, una frase che parrebbe mettere fine al calvario della famiglia, se non fosse che andrebbe accompagnata da ulteriori rivelazioni. Affrontare senza veli un materiale così incandescente farà certamente discutere. C’è chi si domanderà com’è possibile? Non pochi si risentiranno. Ma, come dice un vescovo in una scena del film, “meglio il clamore del silenzio”. La Banda della Magliana, per esempio, resa celebre dal romanzo di De Cataldo “Romanzo criminale”, ha ispirato film e serie televisive di successo, eppure solo oggi si capisce che non è quella mitizzata dai media. In realtà era composta da non più di una decina di “accattoni e straccioni”, come li definisce Massimo Carminati, “il cecato” diventato tristemente famoso con l’inchiesta “Mafia capitale”. A tirare le fila della malavita e dei suoi intrecci con i palazzi del potere erano invece i “Testaccini”, dal nome del quartiere Testaccio di Roma, guidati da Enrico De Pedis, di cui Carminati sarà l’erede. La “batteria” dei Testaccini è a sua volta affiliata a un network criminale così variegato che neppure la penna di un fantasista avrebbe potuto immaginare.

Attraverso l’indagine sulla sparizione di quella povera ragazza, colpevole soltanto di essere cittadina vaticana, si abbozza qui un affresco di vita nazionale, una specie di Guernica italiana, dove bande di malviventi si intrecciano al dominio politico e finanziario, in contiguità con una parte rilevante di prelati più vicini all’inferno che al paradiso. Nel corso delle riprese, grazie alla collaborazione della famiglia Orlandi e ai suggerimenti di alcuni coraggiosi magistrati, sono stati scoperti avvenimenti mai divulgati prima d’ora, la cui consistenza potrebbe costituire materiale per riaprire le indagini, forse chiuse troppo prematuramente. Come direbbe Shakespeare, in questa storia tutto è così incredibilmente vero da sembrare impossibile.

Roberto Faenza

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