“FUOCOAMMARE” DESIGNATO DALL’ITALIA PER L’OSCAR. CORPO A CORPO CON “INDIVISIBILI”: 5 CONTRO 4 (COSÌ SONO ANDATE LE QUATTRO, SOFFERTE VOTAZIONI)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Alla fine è andata 5 a 4. “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, il documentario “creativo” sui temi tragici degli sbarchi a Lampedusa, è stato designato dalla commissione di esperti riunitasi all’Anica per designare il titolo italiano da spedire all’Oscar, naturalmente nella speranza che entri nella cinquina per il miglior film straniero (cioè non girato in inglese). Vittoria di stretta misura su “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, il film sulle due gemelle siamesi canterine, in odore di camorra, molto apprezzato alla recente Mostra di Venezia da critica e pubblico.
Poteva andare diversamente? Vai a saperlo. Il testa a testa nello scrutinio decisivo, e anche nelle votazioni precedenti, dimostra che i commissari hanno continuato a dividersi, senza trovare non solo un barlume di unanimità o quasi, ma neanche un accordo decente affinché la scelta non sembrasse di stretta misura. Capita.
A esprimersi sono stati, quest’anno, l’alto dirigente ministeriale Nicola Borrelli, i giornalisti Piera Detassis ed Enrico Magrelli, i distributori Osvaldo De Santis, Roberto Sessa e Francesco Melzi d’Eril, la produttrice Tilde Corsi, il regista Paolo Sorrentino e lo scrittore Sandro Veronesi.

Vale sempre la pena di ricordare che designazione non significa candidatura, bisognerà attendere gennaio per sapere se “Fuocoammare” entrerà nella cinquina che tanto dispiaceri ha dato all’Italia, con l’eccezione di “La grande bellezza”, in questi ultimi anni. Vero è, però, che il film di Rosi, la cui “prima” americana sarà il 21 ottobre al Lincoln Center nel quadro di un omaggio al regista, potrebbe gareggiare anche nella categoria documentari: il che significa giocare su due tavoli. Un vantaggio o un limite? Un limite, secondo quanto si apprende, per l’oscarizzato Sorrentino, deciso sostenitore di “Indivisibili”, non solo per ragioni geografiche e affettive.
Del resto, era subito apparso chiaro che non sarebbe stata una passeggiata per i commissari. Stavolta non c’era il titolo capace di mettere d’accordo tutti, subito, e quindi si spiega così il faticoso processo di avvicinamento alla decisione cruciale. Alla prima votazione esplorativa, dove si possono esprimere più pareri, è andata così: 7 voti a “Fuocoammare”, 7 a “Indivisibili”, 4 a “Perfetti sconosciuti”, 3 a “Suburra”, 2 a “Gli ultimi saranno gli ultimi”, 2 a “Lo chiamavano Jeeg Robot”, 2 a “Pericle il nero”. Ed ecco la seconda: 4 a “Indivisibili”, 3 a “Fuocoammare”, 1 a “Perfetti sconosciuti”, 1 a “Suburra”. Infine, nel momento della stretta: 4 a “Fuocoammare”, 4 a “Indivisibili”, 1 a “Perfetti sconosciuti”. A quel punto, si è votato per la quarta volta e il risultato è stato quanto annunciato più sopra: 5 per “Fuocoammare” e 4 per “Indivisibili”.
C’è da dire che il film di Rosi, premiato a Berlino con l’Orso d’oro e venduto in circa 70 Paesi, è molto sostenuto da Meryl Streep, il che, secondo gli esperti, potrebbe rappresentare un notevole vantaggio nella corsa per l’Oscar. Vedremo. Mancano ancora molti mesi. Prima bisogna entrare in cinquina, e non sarà facile considerata la qualità di molti dei titoli selezionati dagli altri Paesi (ad esempio “Neruda” di Pablo Larraín). Per chi non ricordasse: la cerimonia si terrà a Los Angeles, domenica 26 febbraio 2017.

Michele Anselmi

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SORRENTINO SI DISSOCIA DAL VOTO PER l’OSCAR, SAREBBE
“UNA SCELTA MASOCHISTICA”, E GLI PIACE FARLO SAPERE

Be’, questa è una novità. Partecipare a un voto in una commissione, in questo caso formata da nove “esperti” del cinema scelti dall’Anica per designare (non candidare) il film italiano da spedire all’Oscar nella speranza che entri in cinquina, e poi, se le cose non vanno come desiderato, rilasciare dichiarazioni polemiche che indeboliscono quella scelta. L’ha fatto Paolo Sorrentino, dopo che i suoi colleghi di voto hanno puntato su “Fuocoammare”, per 5 voti a 4, invece che su “Indivisibili”. «Una scelta masochistica», ha detto Sorrentino a Repubblica,it: «Non do giudizi sul film di Rosi, che anzi mi è piaciuto molto. Ma quando si arriverà alle short list, i votanti prenderanno il nostro documentario e lo metteranno da parte. È stato un segno di debolezza della cinematografia italiano. E poi puntando su un altro film avevamo la possibilità di candidarne due». Per quel poco che conta, il sottoscritto aveva evocato per primo ieri, nell’articolo di retroscena sui quattro sofferti scrutini per Cinemonitor, il malumore di Sorrentino. Solo che, a occhio, una cosa è discutere anche animatamente all’interno della commissione prima del voto per sostenere le proprie idee, un’altra è dissociarsi dopo quel voto quando si è deliberato a maggioranza. In ogni caso, una cosa squisitamente all’italiana. (MI.AN.)

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