Essere David Lynch. Malkovich e la “fuga psicogena” nei mondi del maestro

Psychogenic Fugue è un cortometraggio che pochi giorni fa è stato reso pubblico, sul sito on-demand di David Lynch, Playinglynch.com, a scopi benefici per dare supporto ai soggetti affetti da disturbo da stress post-traumatico che la David Lynch Foundation si impegna a “curare” tramite la Meditazione trascendentale, pratica orientale che il regista esercita da più di trent’anni e che diffonde durante i suoi tour “autopromozionali” in giro per il mondo.

Questo aspetto della vita dell’artista ha suscitato, in tutti questi anni, molti dubbi e perplessità, perché visto spesso di cattivo occhio dagli scettici che reputano la MT alla stessa stregua di una sorta di “setta”. Nel 2010 il documentarista tedesco Sieveking realizzò un documentario, “David Wants to Fly”, per indagare a fondo sulla pratica e Lynch non uscì completamente indenne dalla critica mossa al movimento della MT. Ora però, dopo anni che i fan si sono smanicati per tirargli fuori dichiarazioni su una nuova opera, molto segretamente sta ultimando la produzione della terza stagione della sua serie di culto Twin Peaks e, questo nuovo prodotto filmico, Psychogenic Fugue, che vuole essere un tributo non privo di vene umoristiche, in cui l’attore John Malkovich si è prestato all’accurata reinterpretazione di molte scene famose dai film del maestro. Veste con disinvoltura anche i panni della Signora ceppo di Twin Peaks e della Donna del radiatore in Eraserhead, ma i suoi momenti migliori in questo cortometraggio di 20 minuti risiedono soprattutto nei monologhi di Frank Booth (Dennis Hopper in Velluto blu, che compie quest’anno il suo trentennale), John Merrick (John Hurt in The Elephant Man) e dell’agente Cooper (Kyle MacLachlan in Twin Peaks).

Nei brani in cui interpreta David Lynch stesso, replicandone i gesti e gli aforismi racchiusi nel suo lavoro editoriale più personale, “In acque profonde. Meditazione e creatività” (Mondadori, 2006), l’umorismo e una velata autocritica si impossessano del corpo versatile di Malkovich. Il filmaker Sandro Miller ha fatto un lavoro egregio per quanto riguarda la messa in scena, le luci e le scenografie, che sono quasi identiche a quelle usate nei film di Lynch, nel complesso questa piccola opera, oltre ad essere una summa della filmografia di Lynch, regala ai fan una rilettura vera e propria che dovrebbe riesumare, in forma teatrale e in qualche maniera cristalizzata, il profondo lavoro di introspezione che Lynch ha compiuto durante le fasi creative più significative delle sua carriera; sorprendentemente, mancano in questo “memorabilia” giocoso brani dal vincitore della Palma d’oro a Cannes Cuore selvaggio e dall’ultima triade Una storia vera, Mulholland Drive e Inland Empire.

Il pacchetto, acquistabile sul sito di Lynch al costo di 9 euro, include oltre al corto, anche la copia digitale dell’album musicale del live “The Music of David Lynch” del 2015, che vede collaborazioni del fedele Angelo Badalamenti, di Donovan, Moby, Sky Ferreira, Rebekah del Rio, Chrysta Bell, Karen O e dei Duran Duran.

Furio Spinosi

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