L’ITALIA DELLE PROFESSIONI: RUTELLI PRESIDENTE DELL’ANICA, DEL RESTO L’EX DEPUTATO FOLLINI NON PILOTA FORSE L’APT?

Dunque l’anticipazione data da Alberto Pasquale su Facebook era giusta. E sacrosanto anche il suo commento, ironico e amaro alla stesso tempo: “Prossima mossa, a questo punto: Calenda presidente di Confindustria. L’imprenditoria italiana non esiste. Non è mai esistita. C’è solo la politica, nel bene e nel male”. Infatti Francesco Rutelli è stato designato presidente dell’Anica. Lo ha deciso, all’unanimità, la giunta della cosiddetta Confindustria del cinema. L’Assemblea dell’Anica si riunirà il giorno 19 ottobre 2016 per procedere all’elezione. Ci si chiede, davvero senza pregiudizi: perché proprio Rutelli? “Che tristezza questo dibattito. Chi non fa non sbaglia, questo è certo. E chi non sa parla”, ha commentato su Facebook, piuttosto scocciata, Francesca Cima, presidente dei produttori cinematografici, in effetti una degli artefici della scelta caduta su Rutelli. Ormai, a quanto pare, non si può più nemmeno esprimere un parere, tanto meno disturbare il manovratore.
Nell’intervista qui sotto, data pochi giorni fa al “Corriere della Sera”, l’ex sindaco di Roma nonché ex ministro ai Beni culturali parlava di riscoperta dello studio universitario, di architettura, di un impegno, anche lodevole, che però andava da tutt’altra parte. Invece, zac, aveva già pronta in tasca la nomina a presidente dell’Anica, al posto del produttore Riccardo Tozzi, perché una poltrona di un certo prestigio non si nega mai a nessuno, specie in Italia. Marco Follini, solo per essere stato una volta nel cda della Rai, non è forse diventato presidente dell’Apt, cioè l’associazione dei produttori televisivi, per alti meriti politici? Naturalmente c’è l’infaticabile ministro Dario Franceschini dietro questa e altre nomine. Fioccheranno ironie, ma nessuno alla fine farà le barricate, anche perché non è vero che Rutelli nulla c’entri col cinema: con l’età assomiglia sempre più ad Alberto Sordi, e quindi… (Michele Anselmi)

“A 62 ANNI TORNO A OCCUPARMI DI ARCHITETTURA” AVEVA DETTO

Luca Mastrantonio (Corriere della Sera del 24 settembre)

Quarantadue anni dopo aver dato il primo esame di Architettura, Francesco Rutelli è tornato all’università per laurearsi. Ha scelto un nuovo insegnamento, interfacoltà, tra la Sapienza e la Tuscia: Pianificazione e Progettazione del Paesaggio e dell’Ambiente. Dei 22 esami dati in passato, 1973-77, ne hanno convalidati otto. Ne ha sostenuti un’altra decina, tra la curiosità degli studenti che ritrovano nei corridoi l’ex sindaco di Roma, oltre che ex ministro dei Beni culturali e vicepremier.

Laurearsi a 62 anni. Direbbe il maestro Manzi: non è mai troppo tardi.

«È bello poter riprendere qualcosa di incompiuto. Volevo tornare a studiare a livello scientifico materie di cui mi sono occupato politicamente, per esempio con il nuovo Codice per il paesaggio, o istituendo una quindicina di Parchi, o con la mia legge di un albero per ogni nato: solo a Roma ne abbiamo piantati 120.000».

Qual è l’esame che le è piaciuto di più?

«Per ora Ingegneria naturalistica. Insegna che non bastano le buone intenzioni, bisogna sapere, per fare bene. Anche piantare un albero: se non usi le biostuoie e non studi le pendenze, rischi di accelerare l’erosione del terreno, non di contrastarla».

Parla come Chance il Giardiniere di «Oltre il giardino». Perché aveva interrotto gli studi?

«La politica è stata un impegno totalizzante per più di 30 anni. Non ho mai avuto tempo di prendere fiato, né di rimpiangere un mestiere che ho scelto di non fare. Ora, continuare a studiare, imparare cose nuove, è meraviglioso».

Suo padre era architetto, la laurea sarà dedicata a lui?

«Sì, è anche un po’ nel suo nome. Il giorno prima della sua morte lo andai a trovare con la fotocopia della delibera che assegnava il nuovo Auditorium a Renzo Piano.Vede, il dilemma italiano è sempre tra trasformazione e conservazione. Nel paesaggio, come nelle città, l’incontro tra politica e competenze deve trovare l’equilibrio. Un caso di equilibrio, di cui vado fiero, è una realizzazione quasi sconosciuta: la nuova biblioteca Hertziana, in via Gregoriana, che integra il manierismo dello Zuccari, architettura contemporanea e la riscoperta degli antichi orti di Lucullo».

E Roma oggi come sta?

«Il problema è il collasso tecnico-amministrativo. Basta vedere lo stato dei piccoli cantieri diffusi per lo scorso Giubileo, per lo più stradali. Quell’evento è quasi terminato, e i piccoli lavori di manutenzione sono fermi. Altro che Olimpiade…».

Così dà ragione a Virginia Raggi?

«No. Anzi. Virginia Raggi magari era favorevole all’Olimpiade, ma era vincolata dal no pre-annunciato in campagna elettorale. Il no è un errore: una grande Capitale dichiara l’impossibilità a compiere opere sostenibili in modo trasparente e utile per la comunità. Una rinuncia epocale: “Non possiamo rischiare di vincere, non riusciamo a governare e a sconfiggere la corruzione!”».

Il terrore dalla corruzione paralizza?

«La corruzione è salita per i rami dell’amministrazione, dalla strada, ai municipi, fino ai palazzi del potere, e non c’è stata una reazione politica vigorosa. Servono squadre collaudate, fidate, competenti. Nel Giubileo del 2000 fu cosi: abbiamo terminato tutte le opere in tempo, il 96% dei cantieri, tutto certificato, senza un avviso di garanzia o una vittima sul lavoro».

Nel suo futuro c’è chi vede Parigi. Gira il suo nome per la guida dell’Unesco. La laurea fa curriculum?

«Non c’entra nulla, ho iniziato questo percorso a fine 2014. Ho studiato durante le vacanze, nei fine settimana, di notte, pagato la ricongiunzione degli esami. Nei prossimi giorni vedrò i docenti per un’ipotesi di laurea. Ho ancora due esami».

Quali?

«Non lo dico, per scaramanzia».

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