David Lynch: The Art Life. Il sacro fuoco dell’arte, sempre e comunque

David Lynch: The Art life potrebbe sembrare un documentario sul genio artistico del cineasta americano. In realtà è un piuttosto dettagliato racconto autobiografico narrato in prima persona che, assieme allo scorrere delle immagini di dipinti che Lynch realizza nella sua casa di Los Angeles in compagnia della sua ultima figlia, ripercorre sin dall’infanzia l’avvicendarsi degli eventi che l’hanno portato dall’essere un artista problematico – soprattutto finanziariamente – del Nordovest statunitense allo sbarco nello scintillante mondo del cinema, partendo tuttavia dalle stalle dell’American Film Institute in cui gira finalmente il suo primo lungometraggio Eraserhead.

Lynch è un artista poliedrico, totale, poco propenso al compromesso e figlio della provincia – raccontata nei suoi capolavori (Twin Peaks e Velluto blu) – che è diventato un uomo adulto convivendo a tu per tu con luoghi decadenti come Philadelphia (a detta sua permeati dalla paura e dall’odio razziale). Ci racconta confidenze intime, parlandoci della madre che proibì l’uso di libri da colorare quando era piccolo, di una depressione maggiore vissuta in età giovanissima che lo spinse a rinchiudersi in casa, della rivolta nei confronti del padre che lo avrebbe voluto impegnato in mestieri più redditizi… Si giunge addirittura così in profondità nella mente dell’artista, in questa sessione decisamente psicoanalitica, che addirittura a un certo punto deve interrompere uno dei suoi racconti perché sente di non farcela a completarlo per quanto fosse traumatico. Lynch tuttavia è assai cambiato e ha trasformato, nel corso degli anni e della sua carriera, tutti gli eventi passati e gli incidenti in qualcosa di buono e creativo e, nonostante non sia mai oculatamente entrato nelle alte sfere hollywoodiane, continua ad essere prolifico e sperimentatore in tutto quello che fa, che si tratti di pittura, fotografia, cinema, musica.

Il documentario, realizzato da un cast tecnico internazionale grazie allo stesso Lynch e a una campagna kickstarter durata anni, si sofferma in realtà poco sulla filmografia del cineasta, ma racconta – nella sua ultima parte – i molto significativi primi passi nel mondo della cinematografia (i cortometraggi e il film Eraserhead realizzati a fine anni ’70) e connette efficacemente la comunicazione profonda che vi è fra la sua opera come pittore e quella filmica. David Lynch, per quanto astratto e criptico possa sembrare nelle sue opere, in questo film ha un modo di autonarrarsi sorprendentemente elementare, onesto e anche autoironico. Il film, presentato alla 73ma mostra del cinema di Venezia nella sezione Classici è già molto acclamato, in quanto apre un varco importante alla comprensione dell’universo lynchano. Nonostante Lynch si sia guardato bene, ancora una volta, dall’entrare nel merito delle sue opere più significative – ossia i suoi film e la serie cult Twin Peaks, che sta per tornare sui nostri teleschermi in un sequel attesissimo, probabilmente in maggio, dopo un’interruzione di 25 anni. David Lynch: The Art life sarà nelle sale italiane dal 20 febbraio per Wanted.

Furio Spinosi

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