DUE STORIE DI DONNE: L’ITALIA DELUDE CON “MARIA PER ROMA”. DAL BELGIO TRAGICA STORIA SUI MATRIMONI ALLA PAKISTANA

La Festa di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Due ritratti di donna alla Festa del cinema. Una, in chiave di commedia, è “Maria per Roma”, esordio alla regia dell’attrice romana Karen Di Porto, e un po’ ti chiedi se non sia bastato il nome della Capitale nel titolo per inserire il film nella selezione ufficiale. L’altra, tragicamente ispirata alla realtà, si chiama “Noces”, ovvero “Nozze”, e porta la firma del belga Stephan Streker, ex giornalista di sport passato alla regia. Non c’è gara tra i due film, pur nella differenza evidente dei toni, dello stile, delle vicende. Intendiamoci, non che il cinema italiano sia solo all’insegna della risata se c’è da raccontare storie di donne alle prese con la fatica di vivere. Abbiamo appena visto alla Festa “Sole cuore amore” di Daniele Vicari, tra due giorni passa “7 minuti” di Michele Placido; ed è ancora in qualche sala (pochissime purtroppo) “La vita possibile” di Ivano De Matteo. Ma in generale preferiamo di gran lunga buttarla sulla farsa, vedere per credere “Qualcosa di nuovo” di Cristina Comencini, o appunto nella commedia un po’ autobiografica (pure autoriferita) “Maria per Roma”.
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La Maria del titolo è una giovane donna romana con ambizioni da attrice, forse brava, in bilico tra teatro off e provini umilianti, che in attesa della grande occasione artistica fa la “key holder”, cioè lavora per un’agenzia turistica specializzata nell’affittare case nel centro storico ai turisti. Maria custodisce le chiavi degli appartamenti, si occupa di ricevere i clienti, controlla documenti e carte di credito, il tutto correndo in sella alla Vespa sulla quale porta anche l’amata cagnolina Bea.
“Maria per Roma” è la cronaca di una giornata piuttosto stressante, insieme buffa e amarognola, nel maria-per-romacorso della quale l’eroina eponima si sbatte come una matta, sempre sull’orlo della crisi di nervi, per tenere insieme lavoro e passione.
Il film fa un po’ il verso al primo Nanni Moretti, specie per la recitazione tra lo straniato e lo sfocato, in un clima estivo squisitamente romanesco che dovrebbe evocare il dilemma esistenziale vissuto dalla protagonista: inseguita dai contrattempi, incapace di riconoscere chi le vuole bene davvero, sempre affannata nel rincorrere il sogno artistico.
Karen Di Porto, nel triplo ruolo di attrice protagonista, sceneggiatrice e regista, distilla nel film molto di sé, e fin qui non ci sarebbe nulla di male; purtroppo è il dosaggio degli ingredienti a risultare acerbo, anzi meccanico, tra scenate di turisti isterici, bramini silenziosi che si rifiutano di portare le valigie, finti centurioni minacciosi, un amico gentile che si traveste da Gesù Cristo, cineasti chiacchieroni e fatui, produttori ambigui, gay sopra le righe, feste alla Casa del cinema, mamme rompiscatole e fantasmi del papà. Morale della favola? «Roma: ‘ndo ‘ndo guardi guardi, è tutto bello» sentiamo sospirare nell’epilogo notturno sotto un ponte, che introduce un momento di quiete dopo una giornata al cardiopalma. Può darsi, ma il cinema è un’altra cosa.
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La controprova viene da “Noces”, appunto il film belga di Stephan Streker, dove la tensione crescente che strangola l’esistenza di una diciottenne pakistana, ben infissa nella modernità occidentale, fa i conti con le contraddizioni della cosiddetta società multietnica/multiculturale. Alla base un atroce fatto davvero accaduto in Belgio nel 2007, noto come “il caso Saida”. Qui il personaggio si chiama Zahira: bella, emancipata, integrata, la ragazza si scopre incinta, e già deve fare i conti con la propria coscienza (però abortire nelle strutture pubbliche, entro le dodici settimane, costa solo 3 euro e cinquanta). Ma la mazzata vera le cade addosso quando scopre che i genitori, legati a una secolare tradizione, le impongono di sposare un connazionale da scegliere in fotografia. Lei recalcitra, scalpita, prende tempo, alla fine, pressata da tutta la famiglia, inclusa la sorella maggiore passata per la stessa trafila odiosa, capitola a favore di un coetaneo conosciuto tramite Skype.
Può reggere la finzione? Può una ragazza di oggi accettare di farsi ricucire l’imene per simulare la verginità? No, e siccome da un cassetto esce fuori una pistola si può star certi che prima o poi qualcuno sparerà.
Teso e senza musica inutile, “Noces” è onesto nel proporre i punti di vista, difficilmente conciliabili, di tutti i personaggi, anche di quei genitori premurosi e affettuosi ma terrorizzati dallo stigma della vergogna una volta preso l’impegno. Lina El Arabi dà corpo e anima a Zahira, la ragazza stretta tra due mondi e due culture, strattonata da tutte le parti, vittima di un’usanza antica osservata con cura antropologica. Nel cast anche Babak Karimi, attore e regista iraniano caro al pubblico italiano, e Olivier Gourmet, volto ricorrente nei film dei fratelli Dardenne. Difficile che “Noces” esca in Italia: peccato.

Michele Anselmi

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