“PIUMA”, OVVERO L’AZZARDO DI RITROVARSI GENITORI A 18 ANNI PER ESSERE LEGGERO È LEGGERO, MA IL FILM FA SIMPATIA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

«Il film più leggero dell’anno» recita sul manifesto lo strillo di lancio di “Piuma”. Slogan rischioso, perché talvolta la leggerezza sconfina nell’inconsistenza. In ogni caso: archiviato il discusso passaggio in concorso a Venezia, il 20 ottobre è uscito in sala, distribuito da Lucky Red, il nuovo film di Roan Johnson, cineasta gentile e spiritoso, anglo-pisano, classe 1974, capace di giocare con le strettoie esistenziali e i palpiti generazionali. Non che “Piuma” sia brutto: fa sorridere, sfodera un andamento pimpante, tra affondi dialettali e battute azzeccate, è recitato bene, proponendosi un po’ come la versione italiana di “Juno”, senza però possederne – a parere di chi scrive – lo sguardo profondo e lo stile fantasioso.
Piuma è un nome: così Ferro e Cate, cioè Ferruccio e Caterina, poco più che diciottenni, intendono chiamare il baby che aspettano. Non doveva succedere, ma i due, fidanzati un po’ scapestrati, decidono di accettare la sfida, nella perplessità dei genitori, soprattutto di lui. «Ma non ci poteva venire gay? Invece no: normale!» esplode il padre toscano di Ferro; non sa, il poveretto, che il peggio deve ancora venire, a causa della proverbiale immaturità del ragazzo.
Impaginata per capitoli, nove, quanti i mesi della gravidanza, la commedia è lieve e spigliata, romanissima nello slang usato, trapunta ogni tanto di trovatine surreali per alzare il tiro (i due sognano di nuotare sopra la città, ripresi dall’alto, come le paperelle di plastica disperse nell’oceano di cui si parla in chiave di metafora). Il problema del film sta semmai nell’amalgama degli elementi. Il meccanismo della farsa appiattisce un po’ la condizione umana dei personaggi, riducendoli a cine-bozzetti: il padre brontolone, la mamma paziente, il nonno svanito, l’altro padre dissennato, la fisioterapista sballata, eccetera. Luigi Fedele e Blu Yoshimi Di Martino risultano naturalmente amabili nel ruolo dei due protagonisti: irrisolti, confusi e sopraffatti dagli eventi (più lui che lei); e tuttavia, a un passo da una scelta di rinuncia, capaci di ritrovarsi, di sentirsi genitori, pronti a sgusciar fuori dall’eterna adolescenza che li circonda per misurarsi con la realtà. Cioè la nascita di Piuma. Difficile però che ci sia un seguito: nel primo week-end la commedia ha incassato solo 235 mila euro, servirebbe un miracolo.

Michele Anselmi

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