“ANIMELAND – RACCONTI TRA MANGA, ANIME E COSPLAY”. STORIA DI UNA RIVOLUZIONE SOCIOCULTURALE TUTTA ITALIANA

Animeland è un viaggio tra cartoni animati giapponesi e non, manga, anime e cosplay, attraverso ricordi, aneddoti e sogni di personaggi degli ambiti più disparati il cui immaginario e la cui vita sono stati influenzati da fumetti e cartoni animati. Da Heidi a Goldrake, da Jeeg Robot a Dragonball e Naruto, passando per Holly e Benji, L’incantevole Creamy e Ken il guerriero, dalla fine degli anni Settanta è iniziata in Italia una vera e propria invasione ‘animata’ giapponese.”

Queste le parole di Francesco Chiatante, regista di Animeland, lungometraggio e docu-intervista a una serie di personalità provenienti da diversi ambiti. Dall’ambito critico-saggistico abbiamo Fabio Bartoli, Luca Raffaelli, Mollica e Marco Pellitteri, che analizzano la storia del fenomeno e della sua ricezione da parte della nostra società. I ragionamenti degli esperti sono attraversati da un fil rouge chiarissimo: nonostante l’evidente complessità di un’arte che ha cambiato culturalmente e socialmente il Paese, l’Italia – specie quella più anziana – fatica ancora a digerirla, equiparandola, spesso ottusamente, ad un qualcosa che si rivolge solo a ragazzini bisognosi di magia e eroismo.

Peccato che quei bambini e ragazzini degli anni Settanta, oggi siano cresciuti e che in questo film di cuore – ma anche molto analitico – si affidino al regista, Francesco Chiatante, e al pubblico per testimoniare quello che per loro ha significato immergersi nel mondo fantastico degli anime e dei manga, senza perdere di vista mai il reale e, soprattutto, fondendo questa passione attivamente alle proprie attività artistiche. Le voci più significative di questo racconto nostalgico sono appunto quelle di Valerio Mastandrea (che ha interpretato Lupin in Basette di Mainetti), Caparezza, Maurizio Nichetti, Paola Cortellesi, Fausto Brizzi, Giorgio Daviddi del Trio medusa e molti altri, compresi direttamente gli artisti nipponici.

Il film sa entrare molto nel dettaglio e riesce a trovare il tempo di parlare del lavoro di un grandissimo regista qual è Hayao Miyazaki , uno che non può certo essere definito “autore per ragazzini”. Si parla inoltre delle sigle italiane, ma curiosamente, non si fa menzione dell’impatto che hanno avuto le reti Mediaset, di pari passo con la carriera di Cristina D’Avena, nella storia dell’anime in Italia. In ogni caso, il lavoro di Francesco Chiatante è molto ben sfaccettato e strutturato, tanto da dedicare un capitolo intero al curioso caso dei cosplayer.

Furio Spinosi

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