Oasis: Supersonic. I fratelli superstar delle case popolari

Chissà quale sarà stata la reazione di Noel Gallagher al goal della pulce Messi nella partita di Champions League che il suo Manchester City ha disputato, in casa, contro il Barcellona nello stadio che l’ha consacrato come nuovo baronetto d’Inghilterra e icona musicale? E poi, ancora, quella di Liam al 3 a 1 finale che ha decretato la storica e sorprendente vittoria dei bianco-celesti? Perché Oasis e Manchester City, sound e calcio, inglese ed internazionale, sono un binomio, un legame insolubile per i due fratelli delle case popolari, cresciuti come “teppistelli” a Burnage, quartiere popolare di Manchester, e tifosi -considerati, e fieri di esserlo, come hooligans – della squadra più operaria, meno blasonata e meno titolata dell’avversaria e stellare Manchester United.

Per celebrare il ventesimo anniversario del doppio concerto degli Oasis al festival rock di Knebworth, esce come film evento, distribuito nelle sale da Lucky Red nei soli giorni del 7, 8 e 9 novembre, Oasis: Supersonic, il biopic di Mat Whitecross dedicato a Liam e Noel Gallagher, i fratelli che con soli nove album all’attivo hanno contributo a rivoluzionare il sound degli anni Novanta, ad inventare il brit-pop e a creare un nuovo fenomeno di costume. Mentre da Seattle si diffondeva la musica grunge dei Nirvana, dei Pearl Jam e dei Soundgarden, da un quartiere più popolare due fratelli creavano un sound alternativo al grunge, più melodico e più semplice, in grado di influenzare in pochi anni la società anglosassone, come era già accaduto precedentemente con i Beatles, i Rolling Stone e i Sex Pistols.

Oasis: Supersonic non racconta e non omaggia però la musica degli Oasis: non è un documentario musicale che ripercorre le tappe della band: Oasis: Supersonic è semplicemente, come lo è la loro musica, la storia dei fratelli Liam e Noel, della loro famiglia, del loro padre violento, che picchiava la madre e che poi le ha prese dai figli.

Il film, certo, si apre e si chiude con le immagini del doppio concerto leggendario del 1996 al festival rock di Knebworth, seguito da 250 milioni di spettatori e con oltre due milioni e mezzo di biglietti richiesti, diventando così il concerto pop britannico con il numero più alto di spettatori, mostra le immagini del primo singolo dove Liam cantava “sei il reietto, l’emarginato”, di Liam che lancia il tamburello a Noel durante le performance, del primo concerto in Giappone e della loro prima volta su jumbo, e del primo tour in America, dove approdarono da perfetti sconosciuti e dove non serve certo essere arroganti per “sfondare”, ma basta semplicemente saper suonare bene. Oasis: Supersonic è la storia, epica e accorata, di due ragazzi delle casi popolari, due fratelli considerati pazzi e eccessivi in tutto.

C’è allora da chiedersi perché una band che ha fatto la stroia con giri d’accordi semplici, con un tamburello che funge da accompagnamento durante le performance da 250 milioni di spettatori, che canta canzoni d’amore disperato e di speranza (quali “I Don’t Believe That Anybody Feels The Way I Do About You Now”, “Don’t Look Back In Anger” e “Don’t Go Away”) abbia già un film dedicato? Arronganza? Semplicità? Somiglianza con i baronetti che cantavano “Love Me Do You Know I Love You”?

Semplicemente arroganti superstar sin dalle case popolari, quando bucavano le gomme ai loro avversari, sin dal loro primo video che ritraeva Liam su una sedia a dirigere tutta la band: integrati perfettamente nello star system. Allora “Ecco un altro film di m.” parafrasando, bonariamente, il modo in cui Noel presenta le sue ballate.

Alessandra Alfonsi

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