Trump non ci farà rimpiangere Bush

Non per imbrodarmi, ma lo scorso luglio sul Fatto ho pubblicato un articolo in cui ipotizzavo la vittoria dell’uomo dal ciuffo rosa, a dispetto dei commentatori, che lo definivano un pupazzo di cartapesta. Non era l’articolo di un indovino, bensì il prodotto di colloqui con vari amici americani, tutti di area democratica. Avevano votato due volte Obama, ma non avrebbero appoggiato “l’odiata Hillary”. Adesso voglio vedere come la metterà il nostro premier, il quale dopo aver irriso il nuovo presidente, dovrà chinare il capo. E che farà l’ambasciatore americano a Roma, che si è addirittura permesso di suggerire agli italiani di votare Sì al referendum? Più sapiente si è dimostrato il 5 Stelle Luigi Di Maio. Sollecitato dai nostri cronisti a dire chi tifava, ha proposto di non sbilanciarsi, se poi devi stringere la mano magari a chi non ti piace.

Diciamoci la verità: non è la Clinton ad avere perso. Già aveva fallito la nomination nel 2008, il che in America non porta bene. Chi ha perduto veramente? Prima di tutti Obama (mai un presidente si era speso tanto per appoggiare il proprio successore), i sondaggisti (che ancora lunedì davano la Clinton in vantaggio, dopo le ultime esternazioni dell’FBI), la stampa progressista (continuando a credere nella prima candidata donna), i poteri forti (con in testa Wall Street), il movimento femminista (che da queste elezioni esce in frantumi), la vasta schiera dell’intellighenzia, sino ai divi di Hollywood (che dovranno programmare la prossima cerimonia degli Oscar in chiave trumpiana). E ha perso l’idea che di quel paese abbiamo noi europei. Ho lavorato a lungo laggiù e devo dire che, se invece di frequentare solo New York o le grandi città, ci si avventurasse nelle campagne e nel profondo sud, si aprirebbe un mondo per comprendere il quale la nostra cultura non è attrezzata. Provate a percorrere le montagne carbonifere del West Virginia o degli Appalachi, dove vivono in desolazione migliaia di smarriti. Provate a intervistare i lavoratori emarginati dall’automazione. Provate ad attraversare in auto il Mississippi accanto a un nero: è successo a me qualche anno fa, quando il mio amico afroamericano si è abbassato sul tappetino per timore ci sparassero.

Per capire cos’è oggi l’America basta vedere Il fuoco della vendetta, splendido film del giovane Scott Cooper con Christian Bale e Woody Harrelson, ambientato tra i diseredati bianchi che vivono di spaccio e miseria. L’America raccontata dai corrispondenti dei grandi quotidiani non è quella che ha decretato la vittoria di Trump. Per conoscere la maggioranza del paese, bisogna alzare il culo dalle poltrone comode e avventurarsi dove i nostri inviati si guardano bene dall’andare, perché a fare certe inchieste bisogna cambiare innanzitutto il modo di pensare. Non è solo Harvard che bisogna frequentare. Trump è stato abile a intercettare un popolo che odia l’establishment, di cui i Clinton sono i portavoce. Ha capito che bisognava parlare ai nemici della globalizzazione e dei suoi effetti sull’impoverimento di massa. Si è rivolto ai ceti medi, ormai sulla via della proletarizzazione, mai immaginata prima d’ora per il futuro dei loro figli. Ha saputo blandire i metalmeccanici che se incontrano i tipi come Marchionne gli sfregiano la Ferrari. Ha avuto il coraggio di schierarsi contro i tycoon della Silicon Valley, che fanno milioni a palate, ma pagano una miseria i neoassunti e attentano alla nostra privacy. Ha pensato di considerare la Russia non come nemico, ma quale possibile partner per sconfiggere ciò che gli americani credono sia il terrorismo. E ha messo in guardia noi europei, che se continuiamo ad aprire agli immigrati finiremo, parole sue, nel fuoco dell’inferno. Infine ha incoraggiato milioni di cittadini che vogliono tenere in casa quanti più armamenti possibile, per difendersi dai “latinos” (anche se a sparare sono quasi sempre gli stessi americani). Tutto questo melting pot apparentemente improponibile ha regalato a Trump una valanga di voti che pochissimi hanno saputo prevedere. Adesso cosa succederà? Azzardo una previsione. Inutile strapparsi le vesti. La macchina dell’amministrazione americana saprà tenere a bada gli estremismi della campagna elettorale. Trump ci farà rimpiangere Obama, ma non certo i Bush.

Roberto Faenza

(Da Il Fatto Quotidiano del 12 novembre)

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