“TUCCI PER UNO, UNO PER TUCCI”: BURINI LAZIALI A MILANO PER NATALE FAUSTO BRIZZI RIFÀ UNA COMMEDIA FRANCESE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

In effetti ha ragione Enrico Brignano nel lamentare che tutte le parolacce sono state pigiate nei trailer, non si capisce bene perché. Come non si capisce bene perché ridurre a una citazione quasi subliminale sui titoli di coda, tanta è veloce, il riferimento all’originale francese “Les Tuche” di Olivier Baroux, del 2011, successo transalpino con tanto di seguito ambientato negli Stati Uniti.
Fausto Brizzi, al suo decimo film, spiega però che non trattasi di remake bensì di adattamento, con tutte le libertà del caso. E tuttavia molte cose tornano, specie nel clima generale dell’apologhetto comico. Varia invece, sia pure di poco, la composizione della famiglia proletaria che viene colpita da improvviso benessere per aver vinto 100 milioni di euro alla Lotteria. I figli diventano due, il più piccolo dei quali è sempre colto e assennato, mentre arriva un cognato single e quarantenne cucito addosso a Brignano, nei panni di un botanico specializzato in strani incroci chiamati “mandokaki”, “ficogno” o “pompone” (e vai coi doppi sensi).
Avrete capito come vanno le cose. Al grido para-dumasiano «Tucci per uno, uno per Tucci», gli amabili buzzurri vincono quell’enorme cifra, si dannano per non farlo sapere, poi la notizia arriva ai tg e così a cavallo del vecchio pullmino Wolkswagen fuggono nottetempo da Torresecca, ridente paesino laziale, per approdare a Milano, lassù nella smaltata Europa, dove vivono i veri ricchi. E loro di sicuro lo sono, o tali si sentono. Infatti spendono e spandono, si trasferiscono nella Suite Imperiale dell’hotel meneghino più esclusivo, acquistano Ferrari e Hummer, si rifanno il look completamente, traslocano persino in un attico postmoderno in via Gae Aulenti sperando di essere accolti nella società che conta. Presto si accorgeranno, nella delusione più cocente, di non essere ricchi ma poveracci coi soldi, trattati un po’ come succedeva ai coniugi Colonna in quell’episodio amarissimo di “Le coppie”, con Alberto Sordi e Rossana Di Lorenzo.
«Credo che non sia una sòla» dice Christian De Sica, presentando il film, nelle sale dal 15 dicembre in quasi 500 copie, targato Warner Bros e Wildside. Parrucca riccia e rossiccia con barbetta in tinta, il 65enne attore si allontana dai consueti personaggi Parioli & dintorni per tuffarsi nella burineria ruspante del suo Danilo Tucci, fisicamente in linea col modello francofono. Se i Tuche sognano di diventare monegaschi, i Tucci si illudono di trovare il riscatto sociale all’ombra della Madonnina; e naturalmente Milano diventa, nel ritratto che ne dà il film, una comunità di ricchi sofisticati, di sinistra, s’intende magri, tutti mostre d’arte, zainetti, biciclette e cibi vegani.
Sono infiniti i cine-modelli al quali la commedia natalizia, scritta da Brizzi con Marco Martani, attinge allegramente, sempre cercando la gag: tra ripetizione farsesca, echi vanziniani e sguardo “antropologico” (le virgolette sono d’obbligo). Per dire, Loredana, la moglie di Danilo incarnata da Lucia Ocone, da sempre va pazza per Al Bano, ed ecco che il cantante pugliese appare in albergo per cantare “Felicità”, salvo poi essere “sequestrato” per averlo sempre a disposizione (la trovata migliore del film).
La morale? Più o meno la solita: i soldi, se gestiti male, danno alla testa e guastano la natura delle persone semplici. Anche se una frase di Jerry Lewis avverte, a mo’ di esergo: «La felicità non esiste, quindi non ci resta che provare ad essere felici senza».
Bombardato di musiche e canzoni, “Poveri ma ricchi” lascia a briglia sciolta gli interpreti, a partire da De Sica e Ocone, naturalmente maghi della frittura iperproteica: Anna Mazzamauro è la rabbiosa nonna Nicoletta, Federica Lucaferri e Giulio Bartolomei i figli Tamara e Kevin (anzi Kevi), Brignano il tenero cognato Marcello che si finge povero per corteggiare l’ex ricca e ora cameriera Lodovica Comello.
In partecipazione speciale, accanto ad Al Bano, appaiono Massimo “Viperetta” Ferrero, Gabriel Garko, Giobbe Covatta e Gian Marco Tognazzi. Brizzi si sente un po’ John Landis, molto gli piace chiamare a raccolta gli amici sul set e proporre ironici “cameos”.

Michele Anselmi

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