“FUGA DA REUMA PARK”, PIÙ EPITAFFIO CHE CINEPANETTONE PER ALDO, GIOVANNI E GIACOMO UN’ODISSEA NELL’OSPIZIO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

L’epitaffio composto dal comico per se stesso, certo a futura memoria, dovrebbe far sorridere, almeno un po’. Valga, per tutti, la battuta strepitosa coniata da Walter Chiari: «Amici, non piangete, è solo sonno arretrato». Ma che cosa pensare di “Fuga da Reuma Park”? Insieme dal 1991, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano per Natale con una commedia più funerea che senile, di fronte alla quale si prova un vago sgomento, anche un po’ di tedio. Ci si chiede, insomma, perché mai proporre un cine-panettone così mal lievitato, una farsa così impietosa sull’usura del comico.
D’accordo, una legge elementare dello spettacolo recita che bisogna saper invecchiare insieme ai propri personaggi, prima di diventare ridicoli, ma nei fatti Aldo, Giovanni & Giacomo hanno sempre messo in scena se stessi, con qualche variazione temporale e geografica, senza preoccuparsi granché di reinventarsi, al punto da mantenere, anche nella finzione, i nomi della ditta. Così, al loro tredicesimo film (a voler inserire nella lista anche “Ammutta muddica al cinema” e “Oceani 3D”), eccoli travestirsi da rabbiosi babbioni per scherzare un po’ sul tempo che passa. Un classico del cinema, specie americano, dove non si contano gli ottuagenari intristiti capaci di prendersi la loro giovanile rivincita nel tramonto dell’esistenza, da “Vivere alla grande” a “Harry & Tonto”, da “Cocoon” a “Up”, eccetera.
“Fuga da Reuma Park” si inserisce, più o meno, nel filone. In un futuro abbastanza ravvicinato, gli ultrasettantenni Aldo, Giovanni e Giacomo si ritrovano in una specie di prigione-pensionato milanese, a forma di degradato luna park, nel quale aspettano di festeggiare il Natale. Si fa per dire. Lì per lì neanche si riconoscono, dato il grado di rincoglionimento, ma strada facendo nei tre ringalluzziti si fa avanti un sentimento di vivace ribellione. Perché non approfittare di un deprimente veglione con tombolata, panettone e dj con la coda per scappare verso la mitica Copacabana, sfuggendo al rigido controllo della virago Ludmilla incarnata da Silvana Fallisi?
La cornice tra il surreale e il malinconico, mentre i reumi del titolo mettono a dura prova le giunture, serve ad Aldo, Giovanni e Giacomo per allestire una sorta di omaggio alla loro fortunata carriera. Tra spezzoni di spettacoli dal vivo, camuffamenti in tutte le salse, citazioni esplicite da film e trasmissioni tv, il trio si mette un po’ alla berlina e insieme celebra la propria inconfondibile comicità, s’intende «stralunata e paradossale».
Può darsi che uno zoccolo duro di estimatori anche stavolta risponda all’appello sotto l’albero. Del resto, appena due anni fa, “Il ricco, il povero è il maggiordomo” superò i 13 milioni di euro al botteghino. Medusa e Paolo Guerra fanno dunque bene a riprovarci, anche se, a occhio, qualcosa sembra essersi definitivamente consumato nel mix comico. Sono stanchi, e si vede, i tre mattatori, o forse mal serviti dalla co-regia di Morgan Bertacca e dalle trovate del copione: inclusa la sfida velocizzata che li vede fare i conti, in un’ambientazione noir alla Fritz Lang, con la Grande Falciatrice pronta a ghermirli.
Come suggeriva il titolo di un dimenticato film di Francesco Longo sull’ultima scorribanda di un anziano deciso a non arrendersi, c’è sempre tempo per “Un’emozione in più”; solo che “Fuga da Reuma Park”, dopo un avvio promettente ravvivato dalla comparsata di Ficarra & Picone nei panni dei cinici figli di Aldo, presto accusa i malanni senili dei personaggi. I movimenti sono ingessati, le gag a scoppio ritardato, gli affondi appaiono più imbarazzanti che irriverenti, e le musiche di Mauro Pagani più di tanto non possono fare.

Michele Anselmi

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