ANCHE LA BREXIT NEL CINEPANETTONE DI AURELIO DE LAURENTIIS “NATALE A LONDRA” GIOCA CON I GENERI, FORSE PURE TROPPO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

«Squadra che vince non si cambia» recita il famoso adagio. Ma è anche vero che, trasferendo la massima nelle cucine dei cine-panettoni, non si può dire che il nuovo corso intrapreso da Aurelio De Laurentiis stia funzionando benissimo al botteghino. Magari ci vorrà tempo. Nel 2014 “Un Natale stupefacente” s’è fermato a 6 milioni di euro; l’anno scorso “Natale col boss” ha totalizzato qualcosa di più, cioè 7 milioni e mezzo. Chissà come andrà “Natale a Londra – Dio salvi la regina”, che esce giovedì 15 dicembre, in una sorta di “triello” con “Poveri ma ricchi” e “Fuga da Reuma Park”.
Di sicuro sono un ricordo lontano i record dell’età d’oro, quando perfino una robaccia come “Natale in India” riusciva a lambire, nel 2003, addirittura i 20 milioni di euro. Oggi la concorrenza s’è fatta agguerrita, certi incassi appaiono impensabili, anche se bisogna riconoscere a De Laurentiis, una volta chiuso il sodalizio con Neri Parenti, Christian De Sica e Massimo Boldi, di aver provato a rinnovare il genere, abolendo l’usurata struttura ad episodi e ingaggiando il più giovane Wolfango De Biasi, che infatti firma per il patron del Napoli il terzo cine-panettone di seguito.
Lillo & Greg sono ormai stabilmente le star della ditta, col solito contorno di comici intonati alla bisogna. In questo caso Nino Frassica, Paolo Ruffini, Uccio De Santis, Ninetto Davoli, Enrico Guarneri, il duo partenopeo Arteneca (Monica Lima ed Enzo Iuppariello) più Eleonora Giovanardi che s’era fatta notare, per grazia, bellezza e simpatia, in “Quo vado?” di Checco Zalone. Per fortuna la commedia è meglio dei trailer diffusi nelle settimane scorse, anche se la nutrita pattuglia di sceneggiatori, addirittura sei, sembra suggerire una certa laboriosità creativa nel mettere a punto gag, climi e situazioni.
Nel frullatore si mischiano vari generi, infatti il regista parla di «una storia ricca di tante contaminazioni: pop, amorose, avventurose». Londra, ricostruita in buona misura a Cinecittà World e sul lungo Tevere, con qualche ritocco al computer, è l’ambientazione vagamente esotica scelta per srotolare la vicenda che ruota attorno al furto di due “corgies”, i preziosissimi cagnolini della regina Elisabetta. Perché rubarli? Per chiedere un riscatto sontuoso utile a calmare un feroce boss della malavita londinese, con mano alla Robocop, che minaccia sfracelli. Tutto comincia quando i fratelli romani Erminio e Prisco, cioè Lillo & Greg, volano a Londra per vendere al miglior offerente, s’intende sotto Natale, un ristorante stellato usato da papà per differenziare le attività criminali. Erminio è maldestro e un po’ mitomane; Prisco è scisso, anche nella voce, tra l’anima cherubinica da boy-scout e la grinta da duro spaccaossa che riemerge all’improvviso. Non sanno che il gestore del locale, ossia Nino Frassica, s’è indebitato per 1 milione di sterline, e a quel punto bisogna escogitare un piano insieme alla tosta chef Anita e al suo tenero assistente Vanni, di lei invaghito da sempre.
Il film cita e sgraffigna allegramente, evocando la spy-story anni Sessanta, 007, la Pantera rosa, il film di rapina, Rocky, Bud Spencer & Terence Hill, Totò e Peppino, Jerry Lewis, “Ratatouille” e chissà cos’altro ancora. Incluso il referendum sull’Europa perso da Cameron. «Hai perso la Brexit? Ecco fai come tutti gli altri inglesi, levati dal cazzo!» sentiamo infatti urlare nella sparatoria in sottofinale, un po’ alla maniera di Schwarzenegger.
“Natale a Londra – Dio salvi la Regina” prova dunque a combinare generi diversi per offrire una sorta di piatto unico natalizio adatto, come si diceva un tempo, a grandi e piccini. Difficile capire, avendolo visto in una proiezione per critici e cronisti, se e quanto il pubblico pagante gradirà.

Michele Anselmi

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Lanciata da “Quo vado?”, Eleonora Giovanardi è attrice duttile e interessante, dalla quale ci si può aspettare qualcosa di più, se solo qualche regista non di commedia la chiamasse per affidarle ruoli diversi, meno prevedibili. Eccola al naturale, cioè senza i capelli rossi che indossa in “Natale a Londra”. Sta decisamente meglio, no?

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