Legge del cinema e decreti attuativi. Chi si batte per un dettato all’altezza dei tempi

Come è noto, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, rimasto tale anche nel governo Gentiloni, ha di recente varato una legge di riforma del comparto audiovisivo, che attendeva la luce sin dagli anni Sessanta, quando l’allora ministro del Turismo e Spettacolo Achille Corona fece approvare la legge del cinema. Oggi la nuova legge, per diventare attiva a tutti gli effetti, è in attesa della conversione dei cosiddetti decreti attuativi, i quali potrebbero limitarne o al contrario espanderne gli effetti, a seconda di come verranno interpretati. L’Anac, l’associazione degli autori più anziana, si è battuta insieme alle altre associazioni per dare al cinema un dettato all’altezza dei tempi. Giustamente, si teme che la sua attuazione possa contenere una serie di provvedimenti restrittivi sia per il cinema d’autore che per la produzione indipendente (ahimè sempre meno indipendente e sempre più dipendente dai pochi centri di finanziamento che detengono “la cassa”, ovvero le reti televisive e le distribuzioni). A tal proposito, vale la pena leggere il comunicato che riporto qui di seguito.

“L’ Associazione Nazionale Autori Cinematografici, che si è battuta fino all’ultimo minuto affinché la quota destinata ai sostegni selettivi fosse effettivamente del 18% e interamente destinata alla produzione del cinema di qualità e alle sale che lo programmano, con l’odierna approvazione della legge sul cinema e l’audiovisivo, riconosce il grande impegno profuso dal Ministro Dario Franceschini nel portare a conclusione l’iter della riforma che il settore aspettava da anni e evidenzia il fondamentale ruolo di mediazione della relatrice Senatrice Rosa Maria Di Giorgi che ha sostenuto gli emendamenti in favore del cinema indipendente e degli autori. E’ noto che l’ANAC avrebbe voluto una maggiore adesione del provvedimento al modello francese come era stato immaginato nella primissima fase della sua elaborazione, ma oggi che il ddl 2287 è divenuto legge dello Stato, l’ANAC lavorerà insieme alle altre associazioni di categoria che hanno a cuore “l’ arte cinematografica” affinché, nell’elaborazione dei decreti attuativi, si possa creare un maggiore equilibrio tra il sostegno al cinema d’essai italiano (effettivo spazio di rinnovamento dei linguaggi e vero laboratorio della diversità tematica) e il cinema commerciale. L’ANAC auspica che siano anche inserite nei decreti attuativi tutte quelle misure che evitino un utilizzo indiscriminato del credito d’imposta da parte delle produzioni audiovisive più forti; che sia escluso ogni rischio di commistione con le produzioni del cosiddetto “intrattenimento”; nonché sia prevista una limitazione all’ammontare del credito d’imposta destinato alle produzioni straniere, tale beneficio potrebbe infatti mettere seriamente in crisi il sistema delle co-produzioni. Infine l’ANAC rinnova al Ministro Franceschini la richiesta di eliminare dal “plafond” dei sostegni selettivi i costi di gestione dell’Istituto Luce, del Centro Sperimentale di Cinematografia, della Biennale di Venezia, che già con la prossima legge di stabilità potrebbero essere trasferiti sul bilancio generale del Mibact.”

Roberto Faenza

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