UN BEL GUAIO SE TI SVEGLI SULL’ASTRONAVE 90 ANNI PRIMA. ARRIVA “PASSENGERS”, MA JENNIFER LAWRENCE HA FATTO DI MEGLIO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

È dal 2007 che gira a Hollywood la sceneggiatura di “Passengers” scritta da Jon Spaihts. Vorrà dire qualcosa, no? Pure il nostro Gabriele Muccino venne coinvolto nel progetto, Keanu Reeves e Reese Whiterspoon furono ingaggiati nei due ruoli principali, ma poi non se ne fece più nulla. Magari il successo di “Gravity” l’ha riportato in auge, e a quel punto la Sony, ingaggiando il 49enne regista norvegese Morten Tydlum, quello di “The Imitation Game”, deve aver pensato che fantascienza esistenziale, amore intergalattico e giravolte del destino fossero un buon cocktail spettacolare per lanciare la nuova coppia Jennifer Lawrence & Chris Pratt.

La storia, ridotto all’osso, è questa. L’enorme astronave Avalon sta procedendo verso la lontana colonia Homestead II. Durata del viaggio: 120 anni. Sicché i 258 membri dell’equipaggio e i 5.000 passeggeri in cerca di nuove esperienze (a pagamento) giacciono dormienti, grazie al sonno criogenico, nelle loro avveniristiche capsule. Ma una pioggia di meteoriti provoca un momentaneo black-out, sicché il giovane ingegnere Jim Preston si risveglia prima del tempo, parecchio prima: con 90 anni di anticipo sulla data prevista. Perso in quel gioiello della tecnica in viaggio nelle galassie, il giovanotto cade presto nella disperazione più fonda. Come un novello Robinson Crusoe fa i conti con spazi e risorse, trova nell’androide/barista Arthur una sorta di Venerdì col quale confrontarsi, ma la solitudine lo sta uccidendo. Dopo un anno di quella solfa, mentre barbone e capelli lunghi lo rendono simile al Tom Hanks di “Cast Away”, il “naufrago” compie lo strappo etico: risveglia dal sonno la più bella delle passeggere, tale Aurora Lane, scrittrice newyorkese ricca e famosa, facendole credere che sia stato un ennesimo guasto…

Avete capito, insomma. Sapendo di non poter far altro che vivere sull’astronave per il resto della loro vita, i due si conoscono, si piacciono, superano le differenze di classe e alla fine si amano caldamente. Ma che cosa succede quando lei scoprirà la verità?

“Passengers”, nelle sale il 30 dicembre con Warner Bros, non va preso sul serio, anche se prova ad agitare qualche tema “filosofico”, a rinnovare l’odissea spaziale di Kubrick, a giocare con le giravolte spazio-temporali alla maniera di “Interstellar”, eccetera. In realtà tutto è costruito sui corpi desideranti/desiderabili delle due star in cartellone: lui, proletario e muscoloso, capace di aggiustare tutto con le mani e in fondo tenerone; lei, Lawrence, morbida e sensuale, annoiata dalla vita sulla Terra e sempre dominatrice negli atteggiamenti. «Siamo passeggeri, siamo dove ci porta il destino» è forse la frase-chiave del film, molto costoso a causa degli effetti speciali e dei due divi ingaggiati, ma con un cast ridotto all’osso (nel corso di quasi due ore compaiono solo Michael Sheen, Laurence Fishburne e Andy Garcia).

Tra una ballata di Dylan e una passeggiata in tuta spaziale, “Passengers” gira un po’ a vuoto nell’universo, ravviandosi in sottofinale, quando c’è da passare all’azione, contro la tecnologia difettosa, per salvare gli inconsapevoli dormienti e rendere più abitabile, magari verde e “terrena”, l’avveniristica astronave. Vissero felici e contenti, però senza far figli.

Michele Anselmi

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