“MISTER FELICITÀ”, IL FILM COMICO PIÙ DEPRIMENTE DELLE FESTE SIANI REGISTA AZZOPPA SIANI ATTORE, PERÒ INCASSA BENONE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Sarà anche primo sul fronte degli incassi, almeno nella giornata del 1° gennaio, ma “Mister Felicità” resta quanto di più deprimente ci sia da vedere in giro alla voce “cinema italiano”. Lasciato a se stesso, Siani regista ingolfa ogni cosa: il comico balbettante ancora mai emancipato dal modello Troisi, gli attori chiamati a incarnare macchiettoni improbabili, la “favola” insensata che stavolta pattina sul ghiaccio, sempre pronta a scivolare, come la coprotagonista.
D’accordo, il 41enne Siani garantisce buoni incassi da qualche tempo a questa parte, soprattutto al Sud, diciamo tra Roma e Gela. Ma ci si chiede: possibile che a Cattleya e a Raicinema nessuno, dopo aver visto il film, si sia interrogato sulla consistenza del manufatto, di fronte al quale pure il peggiore Pierccioni finisce con l’esigere una rivalutazione?
Il mattatore, s’intende, rifà eternamente se stesso con qualche piccola variazione fisica: qui ha i capelli più corti e rossicci, indossa quasi sempre un cappelluccio di lana e t-shirt bianche sotto giacche bizzarre o felpe da adolescente. Il personaggio è un depresso, anzi un tardivo “sdraiato”, per dirla con Michele Serra: rimasto senza lavoro, Martino passa le giornate sul divano perché ha rinunciato a vivere, mentre la sorella intraprendente fa le pulizie nella villa tutta vetri di un famoso mental-coach del “pensiero positivo” specializzato nel rimotivare gli sfiduciati.
Infatti si parte con una massima di Confucio sui titoli di testa, qualcosa del tipo «La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta», e tutto il film gioca sul tema del rimettersi in piedi, in una chiave che francamente si fatica a definire farsesca (non diremo “slapstick).
Siamo in Svizzera, anche se il film è stato girato perlopiù in Alto Adige per questioni di Film Commission, dove Siani vegeta abbrutito in attesa del nulla. Ma il caso vuole che, trovandosi a casa dello strizzacervelli al posto della sorella infortunata alla gamba, il giovanotto risponda a una telefonata e si faccia passare per il mitico Guglielmo Gioia. «Il lavoro si fa per passione o per soldi. Io lo faccio per passione dei soldi» teorizza l’infiltrato, lesto a fare la commedia, non immaginando che la famosa campionessa di pattinaggio sul ghiaccio Arianna Croft, decisa a smettere dopo una caduta e infelicemente spiaggiata sul divano pure lei, sarà la sua nuova paziente. Che dite: prima o poi la scintilla amorosa scatterà?
Echeggiano battute del tipo «Pattini chiari, amicizia lunga», ogni tanto appaiono dei camorristi da burletta, armati fino ai denti, che filosofeggiano sparando scemenze da “romanzo criminale”; intanto si moltiplicano cascatoni sul ghiaccio, noci sparate dal ventilatore a un party di lusso, fucili roteati maldestramente, rubinetti difettosi, barbecue che prendono fuoco e vetri pronti a rompersi sotto i piedi. La morale è sempre la stessa: il napoletano verace immerso in un contesto sociale alieno, di gente ricca e frescona, ridona a se stesso a agli altri il piacere di esistere, di sognare, di amare.
Mondi inesistenti, felicità inesistenti, personaggi inesistenti. Qui, più che nel passato, difetta l’abc del cinema: il film arranca per 90 minuti puntando tutto sulle intermittenze vocali di Siani e sui disastri inconsapevoli fantozzianamente provocati da questa sorta di “alieno” proletario alle prese con l’Alta Società. C’è anche un sottofinale vagamente alla “Flashdance”, il tutto bombardato da canzoni e canzonette.
PS. Diego Abatantuono, Carla Signoris ed Elena Cucci sono rispettivamente il guru con un gran segreto, la mamma tiranna e l’atleta intristita. I primi due, soprattutto, paiono sempre sul punto di chiedersi: «Ma in che film siano finiti?».

Michele Anselmi

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