BRAD E MARION, DUE SPIE CONTRO HITLER GIÙ A CASABLANCA. ZEMECKIS RINVERDISCE IL GENERE, PER FORTUNA NON ANNOIA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Io la vedo così. “Allied – Un’ombra nascosta”, nelle sale dal 12 gennaio, è un film all’antica, però girato con le accortezze d’obbligo affinché non sembri antiquato; rinverdisce il mito di “Casablanca”, però senza imitarne stancamente lo stile irripetibile; rasenta il melodrammone, però non cade nel ridicolo anacronistico. Insomma, che sia ispirata o no a una storia vera accaduta durante la Seconda guerra mondiale, l’opus n. 18 di Robert Zemeckis si vede volentieri, specie se piacciono i film di spie ambientati in quel periodo cruciale.
Il titolo – si pronuncia “Allaid” – evoca naturalmente gli alleati contro il nazismo, solo che in questo caso c’è un vibrante sottotesto sentimentale, come avrete capito. Succedeva in “Vite sospese” (1992) di David Seltzer, con la coppia Michael Douglas e Melanie Griffith, e prima ancora in “La cruna dell’ago” (1981) di Richard Marquand, con la coppia Donald Sutherland e Kate Nelligan. Anche se qui l’esotismo è più “bollente”, esplicito, specie nella prima parte. Siamo infatti nel Marocco francese, estate del 1942. Paracadutato nel deserto, l’ufficiale canadese Brad Pitt deve raggiungere Casablanca per una missione rischiosa da compiere insieme a una spia della resistenza francese con le fattezze di Marion Cotillard. I due debbono fingersi marito e moglie, in modo da intrufolarsi in una cerimonia esclusiva riservata alla società che conta e uccidere con uno stratagemma l’ambasciatore tedesco. Ma intanto, presi da una passione che esorcizza i pensieri di morte, Max e Marianne finiscono davvero a letto sul sedile di un’auto durante una tempesta di sabbia nel deserto (sequenza meravigliosamente kitsch). Poi si ricompongono e danno seguito al piano esplosivo. L’operazione riesce, i due approdano a Londra e lì, ormai cotti l’uno dell’altra, si sposano. Nasce pure una bambina sotto i bombardamenti. Ma un terribile sospetto si fa strada nei servizi segreti britannici: è se Marianne non fosse la donna che dice di essere?
Diviso perfettamente in due, “Allied – Un’ombra nascosta” gioca prima con i panorami arancioni del Marocco e poi con le tinte livide di Londra, con gli abiti fruscianti e il tweed classico, rilanciando ogni volta sul versante del sospetto. Lui, ovviamente, non crede ai superiori, ma qualcosa effettivamente non torna nella vita londinese di sua moglie. Fidarsi o no? E come sciogliere il dubbio maligno?
Scritto da Steven Knight, in proprio regista del notevole “Locke”, il film scorre via volentieri per quasi due ore, tra amplessi e sparatorie, quadretti familiari e piogge di bombe. Brad Pitt, ormai esperto di Seconda guerra mondiale dopo tre film sul tema, sopporta bene il ringiovanimento, non solo grazie al make-up, e porta nella vicenda il giusto mix di palpiti romantici e tecniche assassine. Mentre Marion Cotillard è la “femme fatale” dalle gambe lunghe e dal seno tornito capace di far perdere la testa anche al guerriero più incallito.
Poi, certo, bisogna crederci, e Zemeckis, dopo aver fallito al botteghino con “The Walk”, cerca una riscossa commerciale reinventando un genere che più classico non si può. Fino ad ora il film non è andato benissimo: 80 milioni di dollari “worldwide” a fronte di un budget che si aggira sugli 85, ma molti mercati devono essere ancora arati e chissà che nella vecchia Europa “Allied – Un’ombra nascosta” non trovi un pubblico curioso, pronto a seguire con apprensione le contorte vie della menzogna e della verità.
PS. S’è fatto un gran parlare di una presunta love-story tra i due attori durante le riprese. Fuffa. Max è canadese per via dell’accento yankee. Ma nel doppiaggio italiano tutto si perde.

Michele Anselmi

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