Uno, nessuno centomila. Disturbi dissociativi d’identità, da Stevenson a Split

La personalità multipla o disturbo dissociativo di identità, come viene definito in ambito medico, è una delle psicopatologie che esercita più interesse e mistero, forse perché, nonostante abbia un’incidenza di circa l’uno percento sulla popolazione mondiale, può contare su una serie di casi eclatanti. La condizione di chi è affetto da disturbi dissociativi da sempre interessa scrittori e registi, cosicché conflitti, tormenti e segreti di personalità multiple sono diventati i soggetti di romanzi e opere cinematografiche.
Uno dei casi più famosi è Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr Hyde, pubblicato da Robert Louis Stevenson nel 1886; nonostante l’autore abbia negato una correlazione con la realtà, dagli archivi emerge il suo interesse per un saggio di Frederic Myers, uno dei fondatori della Società per la Ricerca Psichica su due casi francesi di personalità multiple: Louis Vivet e Félida X. Il romanzo fu trasposto, per la prima volta, in opera cinematografica nel 1908: delle due versioni prodotte nel 1908 rimane memoria di Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Sidney Olcott. Dal 1908 a oggi se ne contano altre settanta, l’ultima nel 2008: Dr. Jekyll e Mr. Hyde – Colpevole o innocente? diretta da Paolo Barzman.
Del 1957 è, invece, La donna dai tre volti, diretto dal regista Nunnally Johnson. L’opera cinematografica fu ispirata dal caso di Chris Costner, una donna che mostrava tre differenti personalità: Joanne Woodward, protagonista del film, interpretò al meglio tutte e tre le figure di una donna scissa e per questo si guadagnò un premio Oscar, un Golden Globe, un premio BAFTA e un National Board of Review.
splitDa tre si passò poi alle sedici differenti personalità di Sybil pseudonimo di Shirley Ardell Mason. La donna fu sottoposta a ipnosi dalla psichiatra Cornelia Wilbur, alla quale rivelò gli abusi e le torture subite dalla madre. Per superare tali drammatici eventi, aveva creato ben sedici personalità, due delle quali maschili, che subivano i maltrattamenti al posto suo. Nel 1973 il caso di Sybil divenne un libro a firma della psichiatra Flora Rheta e nel 1976 Daniel Petrie jr. lo trasformò in pellicola, nel 2007 nelle sale cinematografiche uscì anche un remake diretto da Joseph Sargent. Probabilmente anche in Psyco di Alfred Hitchcock siamo difronte a un disturbo dissociativo d’identità, in cui non c’è un netto confine tra la personalità della madre e quella del figlio.
Di personalità multiple, in questo caso ben ventitré, parla anche l’ultimo film di M. Night Shyamalan, Split. Che letteralmente vuol dire “diviso”, scisso. Il film racconta la storia di Kevin (James McAvoy), un uomo che divide il suo corpo con altre ventidue “teste”. Il cinema calca sempre un po’ la mano, soprattutto perché molti dei film ispirati a casi di disturbi dissociativi di identità appartengono al genere horror o thriller, per cui le persone affette da questo tipo di patologia appaiono sempre estremamente violente e cattive. Di fatto, quello messo in scena è un disturbo psichiatrico grave e come tale è sempre molto più complesso di una rappresentazione scenica.

Chiara Pascali

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