Il viaggio di Fanny. Una bambina è l’erede della pulzella di Orléans?

I bambini continuano a guardarci? Sì, e nella pellicola Il viaggio di Fanny diventano protagonisti e nuovi eroi della storia contemporanea. La Lucky Red celebra così la Giornata Internazionale della Memoria con un evento speciale: l’uscita in sala il 26 e 27 gennaio di Il viaggio di Fanny, terza pellicola diretta da Lola Doillon ed ispirata alla storia vera di Fanny Ben-Ami.

Come molte pellicole che hanno affrontato la barbarie del Novecento, anche questo film, vincitore del Giffoni Film Festival, è ambientato in Francia, in particolare nelle colonie francesi, ma la patria della pulzella più famosa della storia medievale diventa il punto di partenza di un viaggio verso il confine svizzero: verso la salvezza di un gruppetto di ragazzi, in piena età scolare, guidati da una vera e propria eroina, la dodicenne Fanny. Questa piccola bambina bionda, che con il suo cappottino rosso ne ricorda un’altra, però più sfortunata di lei, quella di Schindler’s List, e per la sua audacia e coraggio la pulzella medievale di Orléans, è la paladina indiscussa della pellicola: leader ed eroina al tempo stesso, capace di sfidare le forze più malefiche, brutali e barbare della nostra storia contemporanea. Lei condurrà prima su un treno speciale e poi sui percorsi tortuosi, immortalati da incantevoli panoramiche, tutti i suoi amici-coetani verso la salvezza.

E come tutti i viaggi, anche questo è un viaggio iniziatico verso la scoperta di nuovi valori, amicizia e solidarietà prima di tutto. Ma non solo, perché nella loro fuga on the road questi bambini si porranno, come solo sono soliti fare i bambini, domande sulla religione e su altre grandi tematiche. E quando vengono allora rastrellati dalle guardie francesi è naturale ed ingenuo che qualcuno di loro si ponga questa domanda “Ma se smettiamo di essere ebrei possiamo uscire?” Come, infatti, ha dichiarato la regista, che volutamente ha ignorato le immagini del conflitto adottando il punto di vista dei bambini: “Quello che mi interessava era vivere quegli avvenimenti attraverso gli occhi di un gruppo di bambini. Di mostrare come quei bambini, che non si trovavano sotto i bombardamenti, ma che avevano comunque subito la violenza dell’abbandono e la paura di restare orfani, avessero vissuto la guerra, e di riprodurre tutto questo dal loro punto di vista”.

Non è chiaramente la prima pellicola sull’Olocausto che ha per protagonisti i bambini (come non ricordare Arrivederci Ragazzi di Louis Malle), ma molto similmente alla favola di La vita è bella anche questa si conclude con un happy – end e con gli sguardi pieni di speranza di bambini che continuano a guardarci.

Alessandra Alfonsi

Lascia un commento