Jackie, ritratto di una vedova

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Jackie: una vedova allegra? Decisamente, no. Lei, Jacqueline Kennedy, la First Lady del Presidente John F. Kennedy, è il ritratto di una vera e sofferente vedova: la moglie non di uno qualunque, ma dell’uomo più potente del mondo, del Presidente più rivoluzionario ed innovativo della storia contemporanea. E Jackie, la sua donna, la sua moglie, con la stessa forza, ma con estrema dolcezza senza mai urlare, senza mai gridare, anche quasi senza piangere cerca di superare il dolore per la perdita del marito.

Non si vedono, infatti, in questa pellicola i classici pianti tipici della cultura mediterranea, soprattutto delle tragedie greche, Jackie, pur essendo la donna del Presidente meno americano e più europeo della storia statunitense, ha completamente rimosso le origini irlandesi e cattoliche della famiglia Kennedy superando il dolore silenziosamente ed interiormente. Solo dal suo sguardo, dai suoi profondi occhi capisci la sofferenza quando si toglie l’elegante tailleur rosa sporco di sangue, quando trascorre la prima notte senza il marito e si adagia elegantemente sul talamo matrimoniale, quando spiega ai bambini che il loro babbo non tornerà più ed è andato a trovare il fratellino Patrick, quando festeggia i loro compleanni in un clima di lutto cantando Happy Birthday con una voce rotta dal pianto.

In sala il prossimo 23 febbraio, distribuito in Italia da Lucky Red, Jackie è una pellicola delicata ed intensa, diretta dal regista cileno Pablo Larraín, candidata a tre Premi Oscar e già vincitrice del Premio per la Miglior Sceneggiatura a Venezia International e al Toronto International Film Festival.

Se molte pellicole hanno indagato e mostrato i retroscena sull’assassinio del Presidente John F. Kennedy, morto il 22 novembre 1963 durante un viaggio a Dallas per la sua campagna elettorale, questa invece è sul dopo: sul lutto di una donna inerme che ha perso il marito, il suo amore, tra le braccia.

Alessandra Alfonsi

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