SE MAMMA E PAPÀ SI FANNO LA GUERRA PER LIBERARSI DEI FIGLI “UN’IDEONA” PER FAZIO, MA È IL REMAKE D’UN FILM FRANCESE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Battage senza precedenti per “Mamma o papà?”. Martedì scorso ampia comparsata sul palco di Sanremo, con tanto di canzoncina e siparietto; domenica sera altro lungo soffietto da Fabio Fazio su Raitre. In effetti Paola Cortellesi e Antonio Albanese sono andati dappertutto per reclamizzare il film di Riccardo Milani prodotto da Wildside e Medusa. Sarà perché Cortellesi e Milani sono compagni nella vita, firmano la sceneggiatura insieme a Giulia Calenda, benché la storia sia ripresa pari pari, quasi al pantografo, dalla commedia francese “Papa ou maman” di Michel Bourboulon, mai uscita in Italia e già oggetto in patria di un seguito.
Il remake italiano, ambientato a Treviso e dintorni, ricalca dialoghi, situazioni e trovate comiche del modello transalpino. Ma si preferisce non dirlo, se non fosse per una subliminale scritta che passa sui titoli di coda. Francamente non si capisce perché. O forse sì. Un’idea nuova mai?
Detto questo, lo spunto, che si vuole politicamente scorretto, è semplice. Due genitori benestanti, sentimentalmente alla frutta, decidono di divorziare dopo tre lustri di matrimonio. Lui, Nicola, è un ginecologo di successo, molto assorbito dal lavoro ma non insensibile alla bellezza sensuale di una giovane infermiera; lei, Valeria, è ingegnere in una grande azienda, madre premurosa e donna ancora bella ma insoddisfatta. La separazione sembra la soluzione più giusta, ragionevole, civile; se non fosse che Valeria, in un sussulto furente di gelosia, decide di farla pagare cara al marito fedifrago (segue armonica di “C’era una volta il West”). Come? Rifiutando la custodia dei tre figli viziatelli. Lei finge d’essere una pessima madre; lui risponderà parimenti, mostrando il peggio di sé.
Lo spunto, squisitamente da pochade, trova nel rifacimento nostrano qualche piccola variazione rispetto all’originale, ma i dispetti, sempre più feroci, grotteschi, imbarazzanti, restano sostanzialmente gli stessi. Differisce però la recitazione. Se Marina Foïs e Laurent Lafitte maneggiano le situazioni farsesche senza sprofondarci dentro, Cortellesi e Albanese, passato il primo quarto d’ora di film, finiscono col dar fondo al repertorio, in un trionfo di facce e faccette, mosse e mossette.
Ne esce una commedia survoltata ma in fondo fioca, pure prevedibile, la ricca provincia veneta resta solo una cornice poco sfruttata e i numerosi altri attori coinvolti, da Carlo Buccirosso a Roberto De Francesco, da Stefania Rocca a Matilde Gioli, fanno solo tappezzeria. Però Fazio ha parlato di «ideona», anzi di «capolavoro di equilibrio». Tutti cine-critici in Italia…

Michele Anselmi

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