“MANCHESTER BY THE SEA” O IL RITORNO DEL PROLETARIO. CASEY AFFLECK MERITA L’OSCAR. MA GLIELO DARANNO?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Che sia la volta buona per Casey Affleck, classe 1975, fratello minore di Ben e come lui attore, regista e sceneggiatore? Reduce da un Golden Globe e da un premio Bafta, l’artista americano è candidato all’Oscar per la sua intensa prova in “Manchester by the Sea” di Kenneth Lonergan, ma non sarà facile, nell’anno glorioso di “La La Land”, contendere la statuetta a Ryan Gosling. Invece meriterebbe di vincerla.
Il film, dopo l’anteprima alla Festa di Roma, esce giovedì 16 febbraio nelle sale italiane con Universal, e di sicuro vale il prezzo del biglietto, meglio se visto in versione originale con i sottotitoli (il doppiaggio italiano risulta un po’ piagnone e commosso).
Per sintetizzare: siamo in zona “gente comune” impegnata a rimettere in sesto la propria vita dopo eventi luttuosi. La cittadina del titolo in riva al mare è in Massachussets. Qui torna, dopo la morte del fratello per infarto, il solitario e sempre incazzoso Lee Chandler, che custodisce un passato tragico e da lì scappò anni per sopravvivere a Boston facendo il “tuttofare” agli ordini di un tirannico amministratore condominiale.
Lo scorbutico giovanotto vorrebbe ripartire dopo il funerale, non sa che il caro estinto l’ha nominato tutore del figlio Patrick, un adolescente inquieto, molto attratto dalle ragazze, a suo modo con la testa sulle spalle. Lo zio recalcitra, anche perché il paesino poco lo ama per via di una brutta storia alcolica culminata in un incendio mortale; e tuttavia, tra una scazzottata e una confessione, ciò che resta di quella famiglia ulcerata troverà il modo di far pace con se stessa, con l’aiuto di una vecchia barca e due canne da pesca.
Ma non pensate a un “happy ending”: il film invernale, scritto e diretto da Kenneth Lonergan, non illude lo spettatore, pedina i personaggi nei gesti quotidiani e nelle incombenze burocratiche, adotta una pezzatura lunga (135 minuti) intonata all’atmosfera scorticata. Le musiche di Albinoni e Händel, usate per contrasto rispetto agli ambienti da working-class, sono forse un artificio inutile, anche una nota stonata; però Casey Affleck, sempre in giaccone Carhartt da lavoro per sottolinearne il look proletario, è davvero bravo, intenso e toccante, anche quando lo prenderesti a schiaffi per come si comporta con quella madre single solo in cerca di un po’ di tenerezza.

Michele Anselmi

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