IL PAPÀ BUFFO E LA FIGLIA IN CARRIERA: “VI PRESENTO TONI ERDMANN”. MA C’È UN MOTIVO AL MONDO PERCHÉ LA COMMEDIA DURI 162 MINUTI? NO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Sarà pure “la commedia più premiata e sorprendente dell’anno”, come avverte lo strillo pubblicitario, ma c’è una ragione al mondo perché una commedia duri 162 minuti, ovvero due ore e 42 minuti? No, non c’è. Infatti “Vi presento Toni Erdmann”, nelle sale da giovedì 2 marzo con Distribuzione Cinema, sembra un film totalmente lasciato nelle mani della sua regista, la tedesca Maren Ade, così innamorata del materiale girato da non tagliare nulla. E si vede, purtroppo.
Vero, “Vi presento Toni Erdmann” è entrato nella cinquina Oscar per il miglior film straniero, pur uscendone perdente; e Jack Nicholson, ritiratosi da anni dai set, pare che abbia deciso di ripensarci per farne un remake americano accanto alla bionda Kristen Wiig. Un po’ tremo all’idea, perché il personaggio in questione, un vecchio burlone che cerca di riannodare un rapporto decente con la figlia in carriera, è di quelli rischiosi assai, basta un niente e tutto svacca.
Succede anche nell’originale tedesco. Winfried Conradi è un insegnante di musica in pensione col vizio dello scherzo e del travestimento. Per combattere la noia, si diverte a inscenare piccole buffonate che nessuno sopporta più. Ma in fondo è simpatico, buono, forse saggio. Quando muore il suo vecchio cane, l’unico a fargli compagnia, Winfried non trova di meglio che partire per Bucarest, dove s’è trasferita per lavoro la figlia Ines: bionda, probabilmente single, aggressiva, soprattutto manager esperta di “outsourcing” per un’azienda tedesca che sta facendo affari non proprio puliti in Romania.
Avete capito? Il vecchio papà anarchico e mattacchione da un lato; la quarantenne cinica e stressata dall’altro. Un bel match, e tutto sembra indicare che i due, prima o dopo, passata la sorpresa e qualche inciampo, troveranno il piacere di rivolersi bene. Invece no, Winfried diventa molesto, uno scocciatore patentato e infantile, Ines lo liquida senza tanti complimenti, ma lui non molla. Qualche giorno dopo ricompare nei panni di tal Toni Erdmann, presunto coach ben introdotto nel mondo aziendale, anche se a vederlo non si direbbe: indossa abiti pacchiani, una parrucca vistosa e dentoni finti. A quel punto l’incubo si avvera…
“Vi presento Toni Erdmann” vuole dirci che la vita va presa con un po’ di umorismo e leggerezza altrimenti ti schianta, che le rapaci logiche capitalistiche portano disoccupazione e miseria, che un po’ di anticonformismo aiuta a sbriciolare ruoli cristallizzati, che bisogna essere meno distratti, pronti ad ascoltare. Tutto vero, ci mancherebbe, e tuttavia il film, dopo una partenza malinconica e buffa insieme, si infogna in una serie di sketch più noiosi che divertenti, più stiracchiati che emozionanti.
Ci sarà pure tormento dell’anima nei due personaggi “che non riescono più a toccarsi”, come ha scritto acutamente Marzia Gandolfi, ma che riconciliazione può esserci con un padre così ridicolo e disturbante? Alla fine l’eccentrico pensionato si aggira per Bucarest col costume peloso da “kukero” e quasi ci lascia la pelle perché non respira. Semmai il film è più interessante nel pedinare la vita di lei, Ines, costretta ad una “perfezione” (tailleur, camicette, nei tacchi, acconciatura) che rivela via via un’attitudine sessuale vagamente perversa, da dominatrice fetish, oltre che un’inattesa vocazione per lo scandalo liberatorio…
Sandra Hüller e Peter Simonischek sono i due protagonisti, mostrati dalla regista senza fronzoli, in una luce anche esteticamente impietosa. Bravi: più lei che lui, in verità.

Michele Anselmi

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