BEN AFFLECK GANGSTER SUO MALGRADO TRA PUPE, BOSS E KKK. UN’EPICA DEL PROIBIZIONISMO PENSANDO A “BOARDWALK EMPIRE”?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Alla Warner Bros Italia contano un po’ sull’effetto “Collateral Beauty”. A sorpresa il film con Will Smith ha totalizzato da noi quasi 10 milioni di euro: nessuno si spiega perché, ma così è. Che il miracolo si ripeta con “La legge della notte” di e con Ben Affleck? Altro film sfortunato in patria, sbeffeggiato dai critici e totalmente respinto dal pubblico, nonostante l’ingente budget (circa 65 milioni di dollari) e la schidionata di bravi attori. Trattasi di “gangster story” classica, feroce e romantica, ambientata sul finire dei ruggenti anni Venti, tra Boston e Tampa, nell’epoca del Proibizionismo e dei mitra Thompson, dei Borsalino e degli abiti a doppio petto, dei contrabbandieri di whisky e dei “moonshiners”, delle pupe del boss e dei politici corrotti.
Il genere è tornato di moda con la serie tv “Boardwalk Empire” prodotta da Martin Scorsese, anche se Affleck sembra rivolgersi più a un certo cinema del passato non proprio remoto, diciamo tra “Il Padrino” di Francis F. Coppola, “Billy Bathgate – A scuola di gangster” di Robert Benton e “Nemico pubblico” di Michael Mann.
“Partii soldato, tornai fuorilegge” sentiamo dire nell’incipit dalla voce narrante, che poi è quella del protagonista, un giovane bostoniano di origine irlandese sopravvissuto alla Grande guerra e deciso a non farsi più fregare dalla Patria. Joe Coughlin, cioè Affleck, non vuole essere un gangster, gli basta fare piccole rapine e non avere capi tra i piedi, a evitargli il peggio pensa il padre, vice sovrintendente della polizia. Ma il giovanotto si innamora della donna sbagliata, Emma, splendida amante di un boss mafioso irlandese, e da quel giorno tutto comincia ad andare storto.
Tratto da un romanzo di Dennis Lehane, edito anche in Italia, “La legge della notte” adotta la pezzatura lunga dei 130 minuti, e non si nega nessuno degli ingredienti tipici: pestaggi, sparatorie, sgozzamenti, inseguimenti, amplessi, tradimenti, sogni di grandezza, rese dei conti, finali multipli… Coughlin è un criminale sofferto, forse confuso, spesso incerto sul da farsi, di sicuro non abbastanza crudele per assolvere la missione che gli affida giù a Tampa, in una Florida da far fruttare nonostante il predominio del Ku-Klux-Klan e il fanatismo religioso di una peccatrice redenta, il padrino Maso Pescatore. Stretto tra mafia irlandese e mafia italiana, il giovanotto fa carriera, diventa ricco, trova pure l’amore in una sensuale cubana in bilico tra rum di contrabbando e impegno sociale, ma il destino tornerà sempre a chiedergli il conto. Perché, come gli insegnò il padre, “quello che semini raccogli, ma non sarà mai come ti aspettavi”.
Affleck regista ogni tanto sbanda parecchio, e si rimpiange la tenuta dei suoi film precedenti, che sono “Gone Baby Gone”, “The Town” e “Argo”. Sarà perché l’epica storia è un po’ divagante, affollata di personaggi minori, appesantita dall’“io narrante”, sospesa con qualche scompenso tra la livida Boston cattolica e l’assolata Tampa anti-papista. Tuttavia “La legge della notte”, a lasciarsi un po’ andare, custodisce un notevole senso dello spettacolo, un sapore all’antica sotto la messa in scena della violenza, anche un inatteso retrogusto caustico/ironico, affidato soprattutto al ritratto che il nostro Remo Girone (già mitico Tano Cariddi nella “Piovra”) offre del “mammasantissima” Pescatore.
Cast di lusso, si diceva, con Elle Fanning, Brendan Gleeson, Sienna Miller, Zoe Saldana, Chris Messina e Chris Cooper a incarnare i diversi personaggi, quasi tutti destinati a una brutta fine. Lui, Affleck, si diverte a indossare completi eleganti, scarpe bicolore e cappelli di marca, o anche a farsi devastare il suo bel faccino da un gorilla irlandese. Al cinema ha fatto di meglio, pure come attore. Ma chi ama il genere probabilmente non si annoierà.

Michele Anselmi

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