“QUESTIONE DI KARMA” O DI CINEMA? PURTROPPO NON BASTA ELIO GERMANO A RIANIMARE LA COMMEDIOLA ESOTERICA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Nel suo primo di giorno di programmazione, con quasi 300 copie in giro, “Questione di Karma” ha incassato solo 34.800 euro. Sicuramente il Karma col pubblico migliorerà strada facendo, sempre che la commedia di Edoardo Falcone, la sua seconda dopo “Se Dio vuole”, sappia intonarsi al principio karmico secondo cui “ogni evento o gesto portato a termine dall’individuo altro non è che il risultato di una rete di legami di causa e effetto”. Purtroppo s’è messa di mezzo anche la canzone di Francesco Gabbani che ha vinto il festival di Sanremo, l’ormai famosa “Occidentali’s Karma”, col rischio di creare un senso di saturazione rispetto alla parolina.
Il problema del film non sta comunque nel titolo. Se un produttore, in questo caso la Wildside con Raicinema, ingaggia Fabio De Luigi per fargli fare ancora una volta Fabio De Luigi, con le faccette, le mossette e le vocette ormai consumate dalla routine, il risultato non può che essere questo, anche a mettergli accanto un attore portentoso come Elio Germano. Il quale, forse memore di una fiction ancora inedita, a sua volta si accomoda nella commedia esoterica riecheggiando per contrasto modi e atteggiamenti di Nino Manfredi. In compenso, sui titoli di coda risuona “All Things Must Pass” di George Harrison, e in una scena del film parte pure “Father and Son” di Cat Stevens, per la serie: signori spettatori, scherziamo un po’ sui temi della metafisica e della reincarnazione, ma occhio ai riferimenti generazionali.
Siamo in zona “Mi rifaccio vivo” di Sergio Rubini, ma un po’ meglio. Il barbuto Giacomo, ovvero De Luigi, è lo stravagante rampollo quarantenne di una dinastia di industriali. Buono, soave e timido, l’uomo vive un po’ tra le nuvole, indossando larghi camicioni di lino e studiando filosofie orientali. Il suo dramma? Risale all’infanzia: il padre si ammazzò saltando dalla finestra e quel vuoto, negli anni, è diventato insostenibile. Per colmarlo Giacomo si rivolge a vecchio esoterista francese che s’è rintanato a Civita di Bagnoregio. La sua senile ricetta della felicità è semplice: “Arrosto di maiale con patate”. Ma il rompiscatole vuole sapere ad ogni costo se l’amato papà s’è reincarnato in qualcuno. Quel qualcuno sarebbe il baffuto Mario Pitagora, cioè Germano: solo che corrisponde a un cialtroncello indebitato che vive di espedienti e rifila fregature a tutti, inclusi i familiari che lo detestano. Figurarsi se il furbacchione non coglie al volo l’opportunità di arricchirsi, nel ruolo di papà reincarnato, ai danni del danaroso svitato.
Tra furti e omaggi, occhio al sottofinale in chiave “I soliti sospetti”, la commedia di Falcone sbriga tutto in 87 minuti, e non si può dire che “Questione di Karma” sia peggio di “Beata ignoranza” o “Mamma o papa?”. Siamo lì: tra sketch telefonati, voci narranti/incessanti, musica a ogni attacco di scena, comparsate di lusso (Stefania Sandrelli, Eros Pagni, Isabella Ragonese, Philippe Leroy).
“Sarebbe bello poter sistemare le cose lasciate in sospeso con una persona che non c’è più, riannodare i fili della memoria, colmare i vuoti” auspica il regista Falcone, che firma il copione a quattro mani con Marco Martani. Sarebbe bello, certo: a patto di rianimare, più che reincarnare, la storiella in questione.

Michele Anselmi

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