Il padre d’Italia. In viaggio, a raccontare la vita

Paolo conduce una vita anonima, scoraggiato dagli eventi che hanno contraddistinto la sua esistenza, a cominciare dall’abbandono, appena nato, in un orfanotrofio per concludersi con la fine di un importante storia d’amore. Quando nella sua vita piomba Mia, una ragazza problematica al sesto mese di gravidanza, conosciuta di notte in un locale di gay, la sua vita viene totalmente stravolta. Paolo sente di doverla aiutare e, senza neanche accorgersene, si trova ad attraversare l’Italia con lei nel tentativo di trovare qualcuno che possa prendersene cura. Presto il viaggio si trasformerà in un percorso interiore molto intenso, in cui Paolo e Mia tenteranno di dare una risposta ai mille dubbi che risuonano nelle loro teste.

È più naturale una donna etero che non vuole un figlio o un omosessuale che lo vuole? Cos’è l’istinto materno ed esiste un istinto paterno? Queste e altre le domande a cui il regista Fabio Mollo, al suo secondo lungometraggio, cerca di dare una risposta, con passione e originalità, soffermandosi in particolar modo sull’incognita-futuro, e su quel delicato momento in cui dall’essere figli si diventa genitori. I due protagonisti, interpretati rispettivamente da Luca Marinelli e Isabella Ragonese, incarnano abilmente questa generazione di trentenni senza certezze, sempre in bilico tra ciò che vorrebbero e ciò che possono, fino al punto in cui diventa difficile riconoscere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Paolo e Mia sono molto diversi l’uno dall’altra, ma le circostanze li portano a sentirsi così vicini che quasi le loro realtà sembrano fondersi facendoli riflettere, ognuno a proprio modo, sulle loro esistenze.

Paolo è concreto e razionale, mentre Mia è molto esuberante e a dir poco folle, un po’ dell’uno entra nella vita dell’altra inducendolo a crescere e a maturare una nuova consapevolezza. Ma sarà sufficiente per decidere di rinunciare a una parte di sé per amore di un figlio che ancora deve nascere o, viceversa, ad aggiungere alla vita un po’ di quel sale che non guasta mai? In Il padre d’Italia non ci sono né vinti né vincitori: da qui una riflessione sull’amore, nel senso più ampio del termine, che sia nei confronti di un figlio (anche qualora non sia il proprio) o verso se stessi, su quell’amore, forse, un po’ egoistico, ma anche squisitamente umano.

Stefania Scianni

Lascia un commento