ECCO UN GRAN BEL FILM DA VEDERE, SI CHIAMA “LOVING”. 1958: UN BIANCO E UNA NERA CONTRO LA LEGGE DELLA VIRGINIA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

C’è un grande film da vedere, esce giovedì 16 marzo, con Distribuzione Cinema: si chiama “Loving”. L’ha scritto e diretto l’americano Jeff Nichols, protagonisti l’australiano Joel Edgerton e l’irlandese Ruth Negga. Una storia vera, che più vera non si può, per alcuni versi l’altra faccia del “Diritto di contare”, il film sulle matematiche nere che aiutarono la Nasa a spedire John Glenn nello spazio. Del resto sempre in Virginia siamo, suppergiù negli stessi anni, e non bisogna dimenticare che, benché a un passo dalla città di Washington, quello Stato fu la culla della Confederazione all’epoca della Guerra civile (1861-1865).
Loving sta per “amando”, ma è anche il cognome di Richard Perry Loving, nato il 29 ottobre 1933 a Central Point, appunto nelle campagne della Virginia (Caroline County). La sua colpa? Essere bianco e biondo, anzi biondissimo, quindi la persona meno indicata a intrattenere una storia d’amore con una ragazza di colore, Mildred Delores Jeter, di sei anni più giovane. Nel giugno 1958 Mildred scopre di essere incinta, ma Richard, muratore alacre e uomo mite quanto silenzioso, non fa una piega: la porta in automobile a Washington per sposarla, poi tornano a Central Point cercando solo di non dare troppo nell’occhio. Ma la notizia viene spifferata da qualcuno, scatta un ordine d’arresto per i due sposini, incriminati “per violazione delle normative razziali vigenti in Virginia” relative ai matrimoni misti, e comincia un calvario umano e giudiziario che durerà quasi dieci anni.
Solo il 12 giugno 1967, dopo una lunga battaglia legale intrapresa da due abili avvocati ebrei grazie al sostegno di Bob Kennedy, la Corte Suprema degli Stati Uniti, intervenendo sulla causa “Loving contro lo Stato della Virginia”, annullerà tutte le leggi contro le unioni interrazziali perché “incostituzionali”.
La qualità di “Loving” sta nello stile adottato da Jeff Nichols, regista dell’Arkansas, di cui qualcuno ricorderà il pregevole “Mud”. Nichols fa scaturire l’indignazione da un racconto quasi di taglio minimalista, incollato ai visi delle persone, che siano umili o potenti, alla precisa ricostruzione d’ambiente (abiti, case, automobili), alla determinazione dignitosa con la quale Richard e Perry, dopo una sofferta parentesi a Washington, difendono il diritto di vivere, da sposati, nella terra in cui sono nati e cresciuti. Già perché le legge della Virginia condannava a 25 anni di esilio chiunque si fosse macchiato di un simile “reato”.
Non c’è una sbavatura in “Loving”, i dialoghi risultano naturali, le situazioni realistiche, i due attori protagonisti sono perfetti per intonazione e misura. Colpisce soprattutto la rassegnazione con la quale la comunità nera, spaventata dalle possibili ritorsioni, accetta come “normale” la discriminazione secolare, pur nell’evolversi dei costumi e delle opportunità. Del resto c’è qualcosa di più allucinante di quanto scandisce in aula il giudice Leon Bazile durante il processo nel gennaio 1959? “La legge di Dio ha fatto il passero passero, il pettirosso pettirosso”. La legge di Dio?

Michele Anselmi

Lascia un commento