LAUDADIO CI RIPENSA, PER QUEST’ANNO NIENTE TAORMINA. CENTRO SPERIMENTALE E FESTIVAL DI BARI POSSONO BASTARE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Una rinuncia saggia, forse obbligata, quella di Felice Laudadio, alle prese in queste ore con un pre-consiglio della discordia al Centro sperimentale di cinematografia e con la messa a punto del Festival di Bari da lui creato (sarà inaugurato a fine aprile da “La tenerezza” di Gianni Amelio).
Pilotare anche la rassegna internazionale di Taormina, definita ora “un’avventura senza senso”, era apparso subito, a molti dell’ambiente, incluso il sottoscritto che ne aveva scritto su Facebook, una scelta poco oculata, inelegante, destinata in qualche misura a contraddire il mandato ricevuto dal ministro Dario Franceschini. E cioè dirigere il Csc a tempo pieno, con impegno costante, sia pure non potendo contare sullo stipendio, per norme legate all’età, ma solo su una serie di benefit. Di sicuro saranno d’accordo con la decisione presa dal presidente Laudadio i tre consiglieri d’amministrazione del Csc da poco riconfermati, cioè Carlo Verdone, Aldo Grasso e Nicola Giuliano.
Ecco, di seguito, il comunicato ufficiale diffuso dall’ufficio stampa di Laudadio. Recita: “Felice Laudadio e il suo gruppo di lavoro, composto da Enrico Magrelli e Marco Spagnoli, rinunciano all’organizzazione dell’edizione 2017 del Festival di Taormina, assegnato alla società siciliana Videobank. Le singolari circostanze verificatesi nelle ultime settimane e la situazione di generale incertezza che avvolge il destino del festival impediscono, al momento, di restituire al pubblico e alla città di Taormina un evento internazionale degno di questo nome e all’altezza del suo grande passato”. E ancora: “Tenuto, quindi, anche conto dell’estrema esiguità del tempo a disposizione, Laudadio e i suoi collaboratori preferiscono ritirarsi, venute meno le condizioni necessarie irrinunciabili per la serietà e per l’impegno che un Festival come quello di Taormina richiedono”.
Fin qui le parole ufficiali. Magari è andata così. Ma c’è chi ipotizza, nell’ambiente, che la moltiplicazione degli incarichi, in presenza di un impegno serrato al Csc promesso al ministro Franceschini, avrebbe consigliato di lasciar perdere, almeno per ora, con Taormina.

Michele Anselmi

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