IL LUNEDÌ DEL DAVID-ORGOGLIO E IL LUNEDÌ DEI BOTTEGHINI LA SALUTE DEL CINEMA ITALIANO, MI SA, LA VEDE SOLO BENIGNI

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Passata la sbornia dei David di Donatello, con tutta la cine-retorica che si poteva tirare fuori nel corso della torrenziale cerimonia patrocinata da Sky, sia pure dentro una chiave birichina e scanzonata imparagonabile alla mestizia di quasi tutte le vecchie edizioni Rai, viene da chiedersi se davvero abbia ragione Roberto Benigni, che peraltro non fa film dal 2005, quando urla tra gli applausi dei colleghi e dei politici nel salone del Quirinale. “Non voglio sentire parlare di crisi. Il cinema non è mai stato così in salute”. Aggiungendo: “La perdita d’interesse per il cinema è una perdita di felicità”.
Di felicità non so; di sicuro è una perdita economica, di credibilità, di fiducia. Ho sbirciato nei dati Cinetel di lunedì, il giorno appunto della passerella al Colle, del sontuoso red carpet per Sky, della celebrazione accorata e dell’orgoglio creativo contro “gufi” e “qualunquisti”. Ecco alcuni dati, così per dare l’idea del baratro che s’è venuto a creare, purtroppo, tra il cinema italiano, anche sveltamente commerciale, e il suo pubblico più o meno tradizionale di riferimento. Gli incassi riguardano solo lunedì 27 marzo, sia chiaro.

“Non è un Paese per giovani”: 32.634 euro con 270 copie
“Slam. Tutto per una ragazza”: 10.395 euro con 185 copie
“Beata ignoranza”: 4.294 euro con 41 copie
“Rosso Istanbul”: 3.625 euro con 28 copie
“Vieni a vivere a Napoli”: 2.541 euro con 14 copie
“Il padre d’Italia”: 1.577 euro con 14 copie
“Questione di Karma: 1.158 euro con 23 copie
“Omicidio all’italiana”: 531 euro con 6 copie

Non traggo nessuna indicazione generale da queste cifre malinconiche, anche deprimenti, destinate a non migliorare, temo, nelle prossime settimane, quando usciranno altri titoli italiani, perlopiù di commedia, ma non solo. Mi limito solo a osservare, diciamo, il notevole divario tra i fuochi d’artificio televisivi e il profondo rosso dei botteghini. Forse un problema esiste.

Michele Anselmi

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