UN ALTRO FILM DA NON PERDERE (TRANQUILLI: NON È ITALIANO). “IL VIAGGIO”, COME I DUE ARCINEMICI IRLANDESI FECERO LA PACE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Ecco un altro film da vedere, possibilmente subito. Tranquilli: non è italiano. Esce giovedì 30 marzo per meritoria iniziativa di Officine Ubu, si chiama “Il viaggio” (in inglese “The Journey”). Probabilmente l’ultimo o penultimo girato dal sempre rimpianto John Hurt, qui già malato e ringiovanito un po’ dal parrucchino, perfetto come sempre nel ruolo di un lungimirante alto ufficiale del Mi5, servizi segreti interni del Regno Unito.
Si riparla della guerra civile in Irlanda. Quanti film abbiamo visto sul tema? Infiniti. Spesso belli, quasi sempre feroci e destinati a finire male. Il regista irlandese Nick Hamm sceglie una strada diversa: partendo da fatti reali, immagina come andò il viaggio inatteso tra i due arcinemici storici che mai s’erano voluti parlare prima, cioè il predicatore protestante Ian Paisley e il combattente cattolico Martin McGuinness, scomparso pochi giorni fa.
Siamo nel 2006, in un albergo scozzese dove il premier Tony Blair ha convocato le due delegazioni per siglare finalmente l’accordo di pace. “Vi sto chiedendo di perseverare, di entrare nei libri di storia” implora il leader laburista. Tuttavia le posizioni sono ancora distanti, il match si preannuncia duro. Ma ecco entrare in campo il “fattore umano”.
Paisley vuole tornare a Belfast per festeggiare i 50 anni del suo matrimonio, l’unico modo è prendere un jet privato messo a disposizione da alcuni industriali; e proprio su quel volo chiede di poter salire, a sorpresa, il più giovane McGuinness.

Ambientato in buona misura sul furgone che trasporta i due verso l’aeroporto, “Il viaggio” è un sottile corpo a corpo dialettico tra i due storici avversari, e insieme un’avvincente prova d’attori sul filo di un elegante gigionismo. Timoty Spall vs Colm Meary, ovvero il capo anti-papista che tuona citando la Bibbia e l’ex bombarolo dell’Ira che non disdegna la birra. L’odio è antico, purissimo, a causa dell’enorme tributo di sangue pagato da entrambe le fazioni; e tuttavia i due stanchi guerrieri sanno che l’accordo non è più rinviabile, bisogna solo imparare a parlarsi, a rispettarsi, a guardarsi negli occhi.
Inutile dire che la versione giusta da vedere, se la trovate, è quella lingua originale coi sottotitoli passata fuori concorso alla Mostra di Venezia 2016; ma il doppiaggio è accurato, e quindi va benissimo anche l’altra. L’importante è farsi incuriosire.

Michele Anselmi

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