Fast & Furious. Marcia numero 8 per la maggiore saga familiare del cinema americano

Quella che ritorna in sala il 13 aprile è una delle maggiori saghe del cinema americano contemporaneo, in grado di rinnovarsi come poche altre e di raggiungere un livello di spettacolarità e di consapevolezza di se stessa senza pari, inglobando, nel suo sviluppo, anche elementi legati alla realtà che hanno rischiato di scuoterne le fondamenta. Il settimo capitolo di Fast & Furious, funereo ed elegiaco, terminava con il fantasma di Paul Walker (il suo corpo analogico è diventato, a tutti gli effetti, digitale) che sceglieva una vita diversa, lontana dalle competizioni automobilistiche, insieme alla compagna Mia. L’ottimo James Wan si è dimostrato in grado di consentire alla saga di raggiungere lo spannung e di chiudere l’episodio con un addio che faceva sussultare il cuore, ponendo, ancora una volta, l’attenzione su una pietra angolare di Fast & Furious: l’importanza della famiglia, concetto che viene più volte ribadito da Dominic Toretto.
Quest’ottavo episodio è stato affidato alla mano di F. Gary Gray, che dona al film un tocco più cupo, dopo il concentrato di azione e di montaggio ultra frenetico di James Wan, complice anche la scomparsa di Brian, che la sua famiglia si trova improvvisamente a dover metabolizzare. La minaccia, questa volta, è rappresentata da Cipher, un’algida Charlize Theron che presta il proprio volto ad un criminale informatico invisibile per l’intera società. L’idillio cubano termina rapidamente per Dom Toretto che subisce la carismatica influenza del lato oscuro (ed invisibile) della Forza. Cipher utilizza l’occhio di Dio, un potere senza corpo ed ubiquo in grado di cogliere e di anticipare ogni immagine del reale, e i suoi derivati per scatenare un esercito di automobili-zombie che devono, tuttavia, soccombere di fronte ai colpi dei corpi-attrazione di Dwayne Johnson e Michelle Rodriguez. Il corpo, residuo classico per eccellenza, è il collante che tiene unito il lato fantascientifico ed umanistico della vicenda e catalizza l’attenzione dello spettatore, grazie a funamboliche sequenze che spingono ulteriormente l’asticella dello spettacolo. Anche la trama, questa volta, è sottoposta ad una serie di spinte centrifughe che ne minano la linearità senza intaccarne la compattezza.
Fast & Furious 8 è un melodramma che non si vergogna di mostrare Dwayne Johnson deviare missili a mani nude. In fin dei conti, è in questa semplice sequenza che risiede il grande cuore della saga. Quello di un “fantastico” cinema-attrazione che, tramite la propria forza cinetica, mira allo stomaco dello spettatore, garantendogli risate ed emozioni. Nessuno si fa male e tutti tornano a casa con la consapevolezza di aver preso parte ad un gigantesco gioco che, ad ogni puntata, si prolunga, attendendo che le sensazioni dei suoi spettatori tornino ad animarlo. Dal 13 aprile in sala.

Matteo Marescalco

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