JONATHAN DEMME (1944-2017): GRAN REGISTA COLTO E POPOLARE

(Michele Anselmi) Voglio ricordarlo così, sorridente, con quel bel viso da americano e la criniera di capelli, qui sul set del film che gli diede la grande fama internazionale: “Il silenzio degli innocenti”, con Anthony Hopkins e Jodie Foster. A Venezia, due anni fa, Jonathan Demme sembrava purtroppo la pallida immagine di se stesso: smagrito, sofferente per il tumore, calvo, col viso tirato, e tuttavia capace ancora di parlare di cinema, di chiacchierare con tutti, di esibire camicie sgargianti. Un grande regista: eclettico e colto, popolare e sofisticato.

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Jonathan Demme, regista premio Oscar di capolavori come “Il silenzio degli innocenti” e “Philadelphia”, è morto questa mattina a New York City a 73 anni.
Demme soffriva di cancro all’esofago ed è deceduto a causa della malattia e di complicazioni cardiache: a darne notizia il sito Indiewire. Il regista si era ammalato nel 2010 ed era stato curato, ma il cancro era tornato nel 2015 e le sue condizioni erano peggiorate nelle ultime settimane.
Nella sua lunga e versatile carriera ha lavorato a importanti documentari musicali (“Stop Making Sense” sui Talking Heads, tre film su Neil Young e il più recente film su Enzo Avitabile) così come a lungometraggi che spaziavano dalla commedia (“Una volta ho incontrato un miliardario”, “Una vedova allegra… ma non troppo”, “Qualcosa di travolgente”) al dramma (“Swing Shift”, “Philadelphia”), dal thriller/horror (“Il silenzio degli innocenti”) all’action/thriller (il remake di “The Manchurian Candidate”).
Il suo ultimo lungometraggio uscito al cinema risale al 2015, si chiama “Dove eravamo rimasti”, con Meryl Streep. Nello stesso anno è stato presidente della giuria Orizzonti a Venezia.

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