VELTRONATE DOC. SOLO PER LE FIRME AMICHE O CHE CONTANO IL SUO NUOVO FILM “INDIZI DI FELICITÀ”. MA PERCHÉ FA COSÌ?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

A proposito di poteri forti (e quasi forti). Non mi riferisco al libro di Ferruccio de Bortoli che tanto sta facendo parlare, a causa di quella paginetta 209 nella quale si parla di Maria Elena Boschi, di Banca Etruria e di Unicredt. Bensì del nuovo documentario di Walter Veltroni, “Indizi di felicità”, prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti e Sky, nelle sale il 22, 23 e 24 maggio con Nexo Digital. Veltroni è recidivo. Come accadde con i suoi precedenti film, “Quando c’era Berlinguer” e “I bambini sanno”, ha mostrato in anteprima “Indizi di felicità” solo a un gruppo ristretto e ben selezionato di giornalisti amici o ritenuti importanti, in generale, con rare eccezioni, non particolarmente esperti di cinema.
Infatti sui quotidiani di oggi ne parlano, con grande evidenza e parole rispettose che spesso camuffano il giudizio reale, Massimo Gramellini (“Corriere della Sera”), Natalia Aspesi (“la Repubblica”), Mattia Feltri (“La Stampa”), Malcom Pagani (“Il Messaggero”), Silvia Truzzi (“Il Fatto Quotidiano”), Antonello Catacchio (“il manifesto”) e Alberto Crespi (“l’Unità”). Unica voce contraria, fieramente espressa: Gianluca Veneziani su “Libero”.
Il problema, spero sia chiaro a scanso di equivoci, non è personale. Non “rosico” affatto per non essere stato invitato, anche se certo avrei gradito la cortesia, non fosse altro perché conosco Veltroni da una vita, ho scritto dei suoi documentari ed è stato mio direttore, un secolo fa, a “l’Unità”. “Indizi di felicità” andrò sicuramente a vederlo al cinema il 22, ben disposto d’animo e senza alcun pregiudizio avverso, ci mancherebbe. Ma continuo a pensare che Veltroni conservi un’idea del tutto sbagliata, elitaria e scorretta del suo nuovo mestiere di cineasta. Non esistono giornalisti di serie A e di serie B, se mostri il tuo nuovo film alla stampa, bello o brutto che sia, dovresti permettere a tutti, dico a tutti, di scriverne lo stesso giorno, alla pari, senza discriminare in base alle simpatie professionali, alle amicizie, alla forza editoriale o alla posizione politica delle testate. In questo, bisogna riconoscerlo, Nanni Moretti resta insuperabile: per correttezza, serietà e lungimiranza.

Michele Anselmi

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