Da Cannes. Perché non si può dire che la nuova legge cinema è ispirata al modello francese‎

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Nell’incontro tenutosi ieri al Festival di Cannes il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini ha dichiarato che l’Italia, attraverso la nuova legge del cinema e dell’audiovisivo importa un modello simile a quello francese. Per chi conosce entrambe le leggi e nel recente passato si è impegnato affinché il modello francese, che ha contribuito ad accrescere nel mondo il ruolo del cinema degli Ozon, degli Audiard, degli Hazanavicius…, arrivasse anche in Italia, questa affermazione appare un po’ avventata e può essere confutata in pochi punti:

1) Il cardine su cui ruota la legge francese è il principio di solidarietà secondo il quale, come in un orologio, tutti gli ingranaggi, dal più piccolo al più grande, contribuiscono con la stessa importanza a far funzionare la macchina del cinema. Le più piccole rotelline sono ancora più fondamentali di quelle grandi, perché facendo parte integrante del sistema, se si danneggiano o si indeboliscono l’orologio comincia a mal funzionare, sbaglia il tempo o addirittura si inceppa. Ed è allora che entra in gioco la solidarietà di tutti gli altri componenti che si attivano per riportare al suo corretto funzionamento l’ingranaggio danneggiato. In Francia, dai creativi ai finanziatori, dai tecnici agli studiosi, dagli esercenti ai direttori di festival, fino agli spettatori che sono 220 milioni all’anno hanno tutti a cuore nello stesso modo il cinema nazionale. Ad esempio chi produce grandi film ha a cuore la sopravvivenza dei piccoli produttori, come la formazione, la conservazione e il restauro del patrimonio cinematografico, l’educazione all’immagine nelle scuole e se per un periodo questi settori dovessero entrare in crisi e avere bisogno di maggiori risorse i primi non si opporrebbero a fare dei sacrifici per aiutare gli altri. Come abbiamo più volte rilevato invece la nuova legge italiana è nettamente orientata al sostegno di una determinata area imprenditoriale, quella di una decina di società forti, a discapito di tutte le altre. Lo dimostra la centralità del tax credit nel nuovo impianto normativo dove la metà delle risorse pubbliche sono assegnate tramite gli incentivi fiscali. Ed è evidente che il beneficio fiscale può essere utilizzato prevalentemente dalle imprese che hanno grandi giri d’affari, le stesse che maturano elevate somme di credito fiscale e altresì possono accedere con facilità al credito bancario. Uno dei problemi delle piccole imprese è invece la liquidità e il tax credit non lo risolve.
2) In Francia le risorse pubbliche destinate all’intero comparto non arrivano dalla fiscalità generale, ma da una quota degli utili di tutte le imprese che basano la propria attività sullo sfruttamento del cinema e dell’audiovisivo, quindi dalle sale, dalle televisioni, dai produttori di dvd, dai fornitori di servizi telefonici e di media audiovisivi e tutti gli altri. Il cosiddetto prelievo di scopo, fondato sul principio “chi più guadagna più contribuisce”, è alla base della creazione di un fondo pubblico che va a sostenere l’intero sistema, intervenendo soprattutto sugli anelli più deboli, quelli dove gli investimenti privati arrivano in forma ridotta o non arrivano affatto. La strada che è stata scelta in Italia dalla nuova legge non è quella del prelievo ma del “dirottamento fiscale”, vale a dire che una parte delle tasse pagate dalle imprese del settore (l’ 11% di Ires e Iva) al posto di rimanere all’erario sono indirizzate al Mibact e confluiscono nel fondo di sostegno dell’audiovisivo. Stranamente però non si e’ previsto di agire con la stessa modalità sulle cosiddette Over The Top (Youtube, Amazon, Itune…) che maggiormente sfruttano tutte le forme di audiovisivo, escludendo il loro contributo all’11%.
3) Il fondo di sostegno francese ha un ammontare che è il triplo di quello italiano, e i circa settecento milioni annui a disposizione del Centre National du Cinéma per il cinema e l’audiovisivo transalpino non includono il tax credit, che è gestito direttamente dal Ministero del Tesoro che lo alimento prelevandolo dal proprio bilancio.
4) Giustamente esiste nel sistema francese una divisione paritaria tra i sostegni assegnati automaticamente alle imprese più capaci e quelli dati tramite una selezione a progetti qualificati che abbiano caratteristiche di originalità, innovazione e una forte valenza culturale. Nella legge che regolerà l’audiovisivo italiano per i prossimi anni le risorse assegnate selettivamente saranno di fatto pari all’ irrisorio 8 % dell’intero fondo di sostegno.
5) L’esistenza in Francia del Centre National du Cinéma come naturale cabina di regia per l’attuazione delle politiche in materia di cinema e audiovisivo è un’altra fondamentali differenza con la nuova legge italiana la quale mantiene le competenze in seno alla Direzione Generale del Mibact. Il che non consentirà la tanto invocata emancipazione del settore dal controllo della politica.

Francesco Ranieri Martinotti

Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici

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