Sette minuti dopo la mezzanotte. La fatica di crescere nella metafora horror di Bayona

“Raccontami il tuo incubo e quella sarà la tua storia”. Il gigantesco Uomo-Albero non molla la presa e con forza sovrumana, pari a un inarrestabile King Kong, non dà tregua al minuscolo ragazzo che impallidisce, tremando come una foglia. Attraverso fasci di viti intrecciati a comporne il volto, gli occhi del Mostro brillano come tizzoni ardenti e dalla sua bocca esce stentorea una lugubre terrorizzante voce. Conor, questo è il suo nome, si dibatte con foga, inutilmente. Al culmine del terrore apprenderà che le azioni della Creatura sono dettate da un misterioso motivo, che la sua visita non è foriera di morte, ma di insegnamento e guarigione. Solo chi non sa vedere oltre il proprio naso troverà il Mostro di Sette minuti dopo la mezzanotte (Un monstruo viene a verme) malvagio e terrificante. Egli sarà guida spirituale per il protagonista, maestro che lo aiuterà a comprendere la sua vera natura, il vero Conor. L’Uomo-Albero (un tasso dai poteri misteriosi e curativi che riposa sulla collina di un piccolo cimitero di campagna) è il riflesso di una verità scomoda, profonda e oscura, difficile da affrontare.

In un racconto gotico che funziona emozionando, Bayona mescola immagini horror a frammenti di vita vera, istanti carichi di emozioni forti, spaventose a volte, a tal punto da generare incubi in carne ed ossa, ospiti in grado di farci visita alle ore più strane del giorno e della notte. Il film, tratto dal romanzo di Patrick Ness, racconta la storia di Conor (uno straordinario Lewis MacDougall), dodicenne a tu per tu con la malattia terminale e la morte della madre (Felicity Jones). Per aiutarlo a combattere i propri demoni interiori, interverrà una straordinaria Creatura (cui Liam Neeson presta la voce). Insieme esploreranno la fatica di crescere e le complessità d’essere adulti. La pellicola, fin dalle prime immagini, sintonizza il pubblico in sala con l’esperienza infantile del giovane protagonista. Il ragazzo è costantemente isolato dal mondo dei grandi, tutto perso in mondi fantastici di disegni schizzati a matita, cascate colorate di tempere e acquerelli, creature immaginarie grandi e piccole, tutte vive, più vive di chi realmente respira. Insieme a Conor apprenderemo soltanto della malattia di sua madre: una porta chiusa oltre la quale si occulta la sofferente. Il regista rivela un’ossessione per Lubitsch e Bergman, quella per le soglie delle stanze, per le porte che rivelano o oscurano.

Nel corso del film, il Mostro racconta a Conor tre storie, tutte favole, tre storie, tre lezioni diverse sulle insidie del pensiero binario. Spiega la Creatura: “Non c’è alcun bene o male. La maggior parte delle persone è da qualche parte in mezzo”. I tre segmenti narrativi sono rappresentati tramite una splendida animazione ad acquerello, tecnica che si fonde in mondo perfetto e continuativo con il mondo esoterico e favolistico creato da Bayona e Ness. Gran parte del successo del film è merito di un cast alla dinamite. Pur in un ruolo marginale, Felicity Jones caratterizza il suo personaggio con una calda e amorevole presenza in grado di riempire ogni scena. Allo stesso modo, Sigourney Weaver e Toby Kebbell, professionisti collaudati, si fanno notare per carisma e naturalezza, vivendo i caratteri assegnatigli senza alcuno sforzo. E tuttavia la maggior parte del film poggia sulle spalle del giovanissimo MacDougall, talento luminoso e del tutto nuovo, in grado di trasmettere, dolci e sfumate, le complesse emozioni di dolore e perdita che segnano il suo percorso emotivo. Quasi dieci anni fa, Bayona stupì il suo pubblico, facendosi apprezzare per The Orphanage e The Impossible. Con Sette minuti dopo la mezzanotte, il regista sfiora le giuste corde del sentimento dimostrandosi divertente e impeccabile. Un film-Mostro con un’anima molto umana. Nelle sale da giovedì 18 maggio.

Chiara Roggino

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