I FESTIVAL DI CINEMA? INTERESSANO SOLO CHI CI VA O NE SCRIVE. NON È UN’ACCUSA SNOBISTICA, NON MI TIRO FUORI. MA È COSÌ

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Vale per Cannes e Venezia, vale per Berlino e Toronto, vale per Torino e anche, volendo, per la Festa di Roma, che però non è più competitiva, dopo averci provato. Certamente vale per il sottoscritto. Ho la sensazione che i festival di cinema, anche i più prestigiosi e gettonati dai media, accendano l’attenzione solo di chi ci sta e di chi vorrebbe esserci. Sui giornali, sui telegiornali, sui siti specializzati, su Facebook si rincorrono commenti – spazientiti o cinefili, annoiati o fanatici, pessimisti o esaltati, morali o moralistici – che coinvolgono un mondo sempre più ristretto, privilegiato, anche un po’ autoreferenziale. Ragionevolmente. Del resto, si parla di film che spesso non usciranno mai nelle nostre sale, o magari tra un anno, quando sarà tutto dimenticato.
Sia chiaro: non mi tiro fuori dal club con atteggiamento snobistico. Per anni, quando lavoravo a “l’Unità”, sono andato al festival di Cannes con i miei colleghi Alberto, Matilde e Gabriella, e mi piaceva starci; ancora oggi, pur essendo stato accompagnato alla porta dal “Secolo XIX” nel luglio 2016, vado, se riesco, alla Mostra di Venezia per conto di un piccolo ma elegante sito legato all’università La Sapienza che si chiama Cinemonitor. Vedo i film, ne scrivo, provo a dire qualcosa di sensato, senza più la frenesia di dover seguire tutto, specie le polemiche, le star e i fischi. Ma non mi faccio illusioni.
I festival sono “cittadelle” chiuse e inespugnabili, la gara interessa (interessa noi italiani, intendo) solo se ci sono di mezzo film tricolori finiti nel tritacarne, le cine-kermesse durano troppi giorni e costano molto a chi ci va senza essere a rimborso spese. E diciamo la verità: chi si legge, stando a casa, più di un articolo dei tre-quattro-cinque-sei pubblicati quotidianamente da giornaloni e giornalini? Non ci si può meravigliare se la Palma d’oro a “The Square”, che sarà certamente un buon film, non abbia mobilitato le folle e i pensieri come il toccante addio al calcio di Totti. Perché mai avrebbe dovuto?

Michele Anselmi

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