L’OSTETRICA E LA “PRINCIPESSA”: ESCE FINALMENTE AL CINEMA “QUELLO CHE SO DI LEI” (CE LE SOGNIAMO DUE ATTRICI COSÌ)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Non saprei dire se sia “un inno al coraggio delle donne”, come recita lo strillo di lancio, ma consiglio – non solo alle donne – di vedere “Quello che so di lei”, il film di Martin Provost che esce finalmente nelle sale il 1° giugno, con la Bim, dopo qualche tira e molla. Non che il cinema francese, tranne rare eccezioni, come il successo straordinario di “Famiglia all’improvviso”, sia più un affare per i distributori italiani, e tuttavia vedi “Quello che so di lei” e ti chiedi perché qui da noi sarebbe impossibile girare un film del genere. Con due attrici di gran nome che si mettono in discussione, accettano una sfida rischiosa mostrandosi, anche fisicamente, per quello che sono oggi.
Chi sono le due? Catherine Frost, che ricorderete forse in “La cuoca del presidente”o in “Marguerite”, e Catherine Deneuve, che non ha bisogno di presentazioni. Lo schema è classico, due donne che si detestano e non si vedono da circa trent’anni sono costrette dagli eventi a fare i conti con un passato imbarazzante.
In originale il titolo suona “Sage femme”, cioè ostetrica. Infatti Catherine Frost è Claire, una premurosa ostetrica di provincia in camice rosa che mette una cura particolare nel compiere il proprio lavoro. Tutte la vogliono e la amano, peccato che il suo reparto stia per chiudere, anche lì per “ottimizzare”. Tosta e senza grilli per la testa, la quarantanovenne gira in bicicletta, ha un figlio grande, cura il suo orto in campagna, abita in una casa popolare e indossa sempre lo stesso impermeabile. Figuratevi come si sente quando viene rintracciata dalla settantenne Béatrice, sedicente principessa ungherese, donna spendacciona e stravagante, ex bellissima ormai un po’ imbolsita, che fu amante del padre di Claire prima di scomparire nel nulla. L’imbarazzato incontro in un bistrot parigino sembra destinato a risolversi con una fredda stretta di mano, invece no, sennò non ci sarebbe il film.
Avrete capito che la formica e la cicala, ovvero Claire e Béatrice, più diverse non potrebbero essere: per abitudini, convinzioni, filosofia di vita. Ma la “principessa”, brava a giocare a carte e dilapidare i soldi vinti, è malata di un tumore insidioso. Da sola non può farcela: all’ostetrica, che ha pure avviato una strana liaison amorosa con un rude camionista vicino di orto, non resta che portare la rompiscatole a casa sua, in provincia. Il resto si vedrà.
Se lo spunto è vagamente autobiografico, nel senso che il regista Provost deve la vita ad un’ostetrica premurosa che si prese cura di lui, il film prende una strada solo a prima vista convenzionale. L’amicizia inattesa tra due donne destinate a odiarsi cordialmente è un classico del cinema, specie americano, ma “Quello che so di lei”, pur dentro alcuni passaggi prevedibili, ha una marcia in più: per come racconta il contesto sociale, descrive i parti e la nascita della vita, orchestra i duetti misurati tra le due star in cartellone, introduce l’elemento maschile incarnato dal sempre bravo Olivier Gourmet, recupera in una comparsata saporita Mylène Demongeot, un’attrice che fu cara a molti di noi all’epoca di “Fantomas”.
Inutile dire che le due Catherine, bene doppiate nella versione italiana da Roberta Greganti (Frot) e Melina Martello (Deneuve), aderiscono con cura ai rispettivi personaggi, senza strafare, indossando la propria età, anche i ritocchi vistosi nel caso della Deneuve, portando per mano lo spettatore verso quel finale malinconico in riva al fiume che pur custodisce una speranza.

Michele Anselmi

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