Sieranevada, gruppo di famiglia (romena) in interno (claustrofobico)

Una famiglia di Bucarest riunita per commemorare la scomparsa del patriarca, Emil, a quaranta giorni dalla morte, soltanto tre giorni dopo l’attentato di Charlie Hebdo a Parigi. Mentre i più giovani teorizzano costantemente sulla cospirazione dell’11 settembre, nelle altre stanze della casa prendono corpo altre storie: dal “marito abusivo” nella camera da letto al comunismo contro la religione fino alla “monarchia nella cucina”, dall’ufficio dove si commemora il defunto alla sala da pranzo, punto di convergenza di tutte le discussioni. Anche nel corridoio accade qualcosa, viene ospitata (malvolentieri) una tossicodipendente che, a malapena, si regge in piedi.
Sieranevada di Crisi Puiu, candidato alla Palma d’oro alla 69ª edizione del Festival di Cannes, sarà nelle sale dall’8 giugno, carico di tensioni familiari e frustrazioni personali, chiassoso e claustrofobico: quasi assenti i momenti di tranquillità, nemmeno un minuto di silenzio.
Ciò che è perennemente presente è il senso di oppressione e chiusura, non solo all’interno (un piccolo appartamento in cui si muovono più di dieci personaggi), ma anche all’esterno. Lary (Mimi Branescu) sembra essere l’unico personaggio “normale”, che osserva tutto quello che gli accade intorno, quasi in modo distaccato (tanto da ridere nelle situazioni di conflitto).
La capacità di Puiu nell’usare la macchina da presa è evidente, soprattutto nell’uso di lunghi piani sequenza che traducono una sceneggiatura spesso complessa, a tratti confusa e in cui spesso risulta difficile comprendere ciò che accade. Sieranevada chiede ai suoi spettatori di essere costantemente attenti, non si tratta certo di un film per qualsiasi momento della giornata o stato d’animo.

Sarah Shaqiri

Lascia un commento