50 anni di attesa vi sembrano tanti?

Sono arrivati i dati del primo semestre 2017 al cinema e come si prevedeva non sono incoraggianti. Già nel periodo da Natale ai primi dell’anno si era registrata una vera e propria voragine con una perdita inattesa di circa 6 milioni di spettatori a confronto con l’anno precedente. Significa circa 40% in meno al box office. Un dato così deprimente non ricordo sia mai avvenuto nel periodo considerato aureo per il box office italiano.

Disaffezione del pubblico? Mancanza di blockbuster capaci di attrarre un pubblico di massa, come era stato con il portentoso ultimo film di Checco Zalone?  O forse anche troppi titoli simili in competizione tra di loro, i quali anziché unire disperdono gli spettatori. Si aggiunga che in periodo di crisi economica i primi tagli vanno al superfluo e andare al cinema può risultare meno gratificante di una cena in compagnia. Se poi guardiamo al listino dei film che hanno superato l’incasso di 10 milioni di euro (sino a qualche anno fa erano anche una decina), sinora dobbiamo accontentarci solo di due: L’ora legale di Ficarra & Picone (€ 10.374.288, dati Cinetel) e Mister Felicità di Alessandro Siani (€10.194.019). Il guaio è che la carestia cinematografica non accenna a scemare. Il ministro Franceschini ha firmato una legge a novembre 2016, che dovrebbe iniettare nelle casse del cinema nostrano una massiccia dose di denaro liquido, un po’ come sta facendo Draghi da Bruxelles con il cosiddetto quantitative easing. Si attendono circa 400 milioni di euro da immettere nella produzione e nella distribuzione dei film, oltre che in alcune istituzioni come il Centro Sperimentale e l’Istituto Luce. Questa non indifferente massa di denaro (quasi il doppio del passato, ma sempre meno della metà di quanto in Francia lo stato attribuisca al cinema) da troppi mesi si aspetta che diventi realtà. Mancano i soliti decreti attuativi che consentano alla legge di diventare operativa e per quanto attesi di settimana in settimana il ritardo è divenuto un problema drammatico. La legge precedente è stata abrogata senza che la nuova sia di fatto operativa e questo ha creato una sorta di limbo che sta paralizzando la produzione.

Proprio in questi giorni il ministro dei Beni culturali ha chiamato a raccolta le varie associazioni e ha garantito che la legge è finalmente in dirittura di arrivo. Non tutti ci credono e non tutte le associazioni appaiono concordi nel valutare cosa accadrà. Per esempio gli autori e i giovani produttori (età media 40 anni) ritengono che le nuove disposizioni privilegino i produttori più forti (che poi sono in tutto meno di una decina) e soprattutto la televisione (che non dovrebbe ricevere soldi dal cinema, ma al contrario dovrebbe versarglieli). Sta di fatto che il settore al momento è bloccato e se le produzioni non partono ora che si avvicina l’estate (il periodo d’oro per iniziare le lavorazioni) il danno si aggiungerà alla  beffa per chi già applaudiva all’arrivo di un nuovo Eldorado. Da notare che l’ultima legge di sistema risale al 1967, quando venne promulgata dall’allora ministro socialista Achille Corona. Siamo in Italia: 50 anni di attesa vi sembrano tanti?

Roberto Faenza

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