Guerre stellari. L’impatto del capolavoro di Lucas sul cinema di fantascienza nel nuovo libro di Luigi Cozzi

Se Roma città aperta divide la storia del cinema in due ere distinte, prima e dopo la sua immissione nelle sale, come sosteneva Otto Preminger, Guerre stellari ha la stessa identica funzione nella storia non solo della fantascienza, ma più generalmente dell’immaginario collettivo.
Arriva in libreria Gli anni di Guerre stellari di Luigi Cozzi, primo di due volumi su un giro di boa ancora attualissimo, sia sufficiente pensare al fatto che i film della saga sono i più attesi dai fan del mondo intero. Messa temporaneamente in pausa la collana cronologica “Il cinema di fantascienza” – ferma a Frankenstein contro Superman, che di quella disamina enciclopedica rappresentava il settimo volume nonché uno dei più eccentrici -, Luigi Cozzi fa un poderoso salto in avanti, di quasi trent’anni. Dal 1948 del libro citato arriva all’annus mirabilis della Sci-Fi quando il capolavoro di George Lucas, che ha in sé non poco dei grandi titoli degli anni Cinquanta ancora da esaminare, ha un successo talmente trionfale da cambiare per sempre il volto del cinema.
Con uno scritto del grande Frederik Pohl ad introdurre la trattazione, Gli anni di Guerre stellari – Il moderno cinema di fantascienza vol. 1 (Profondo rosso editore, Roma 2017) mette nero su bianco la nascita del moderno cinema di fantascienza, una rivoluzione proseguita con una congerie di pellicole di altissimo livello sia spettacolare che artistico come Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, Superman di Richard Donner e Terrore dallo spazio profondo, remake a firma di Philip Kaufman del classico L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel.
Come in tutti i libri di Luigi Cozzi, saggista e storico della fantascienza nonché regista di capisaldi italiani del genere come Starcrash e Contamination, anche in questo sono previste deviazioni verso territori non propriamente sci-fi, si pensi alla disamina di Zombie di Romero e di Carrie, lo sguardo di Satana di De Palma. Del tutto pertinenti c’è da dire.

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