Goodbye, Daniel Day-Lewis (atto secondo)

Pochi giorni il mondo del cinema ha subito un duro colpo quando Daniel Day-Lewis ha annunciato il ritiro dalle scene. La dichiarazione è stata pubblicata su Variety: l’attore ha ringraziato i collaboratori e il pubblico che lo hanno seguito per anni, concludendo che la decisione ha delle motivazioni private e che né lui né altri per lui faranno ulteriori commenti riguardo alla scelta.
È la seconda volta che Day-Lewis decide di abbandonare lo spettacolo. Com’è noto, dal 1997 al 2001, Day-Lewis si ritirò a Firenze per lavorare come apprendista calzolaio nella bottega di Stefano Bemer, per poi ritornare sul grande schermo per interpretare Bill “il macellaio” in Gangs of New York.
Nel panorama cinematografico, Daniel Day-Lewis è particolarmente noto per essere uno dei migliori esponenti del metodo Stanislavskij; oltre al talento è notoria anche la sua riservatezza per quanto riguarda la vita privata.
Nonostante la sua filmografia conti solo 21 titoli tra il 1971 e il 2017, l’attore inglese ha ottenuto 5 nomination agli Oscar vincendone 3 come miglior attore nel 1990 con Il mio piede sinistro di Jim Sheridan, nel 2008 con Il petroliere di Paul Thomas Anderson e nel 2013 con Lincoln di Steven Spielberg. Oltre ai registi già citati, ha collaborato anche con Martin Scorsese (il sopracitato Gangs of New York e L’età dell’innocenza), Michael Mann (L’ultimo dei Mohicani), James Ivory (Camera con vista) e Rob Marshall (Nine).
Il suo ultimo lavoro è stata la sua seconda collaborazione con P.T. Anderson per Phantom Thread, un dramma ambientato nel mondo della moda londinese degli anni Cinquanta dove l’attore interpreta lo stilista inglese Charles James. Il film dovrebbe essere nelle sale statunitensi questo dicembre e forse sarà ufficialmente l’ultimo lavoro dell’attore britannico. Non dimentichiamo che in altre occasioni, Day-Lewis si è allontanato dalle scene per poi tornare con interpretazioni sempre più sorprendenti.

Sarah Shaqiri

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