The War – Il pianeta delle scimmie. Lotta continua

L’ennesima saga giunge al termine. Stavolta, però, si tratta di una trilogia che si è affermata con decisa prepotenza nel contesto del cinema contemporaneo. Merito di Matt Reeves, creatore di Cloverfield e padre adottivo del prossimo progetto sul Batman muscolare di Ben Affleck che, a detta del futuro regista, virerà verso lidi noir. Il franchise del Pianeta delle scimmie è stato rilanciato nel 2011 da Rupert Wyatt e ha potuto contare sui volti noti di James Franco, Freida Pinto e del maestro della motion capture, Andy Serkis, nel ruolo di Cesare, la scimmia che, nell’arco narrativo della trilogia, avrebbe condotto il suo popolo ad imporsi sulla civiltà umana, giunta sull’orlo della fine.

In questo terzo episodio, nonostante la morte di Koba (la mela marcia dei primati), la guerra tra umani e scimmie non accenna a placarsi, sebbene la volontà di Cesare sia pacifista. Il conflitto lungo e logorante conduce i primati ad abbandonare la loro casa e a partire per un viaggio alla ricerca di una nuova terra promessa. Un tradimento, tuttavia, ne inficia il risultato. I primati saranno deportati in un campo di concentramento (che richiama alla memoria anche le Fiere della Carne di A.I. – Intelligenza artificiale di Steven Spielberg) comandato dal kurtziano Woody Harrelson, colonnello spiritato e disturbato che attinge all’iconografia di Conrad/Coppola, tanto efferato in campo quanto nell’ellissi narrativa.

Cesare, come il David di A.I., è un essere sintetico, una creazione in CGI realizzata dalla WETA di Peter Jackson, ma animata da Serkis. E risiede proprio in questo la distinzione fondamentale. Nel retroterra umano e in quegli occhi espressivi che, secondo l’accezione di Debrais, costituiscono il primo elemento di identificazione per il pubblico e l’unico carattere assolutamente umano in un corpo robotico. Ogni singolo episodio della trilogia esplora la via crucis del condottiero dei primati: aspetti oscuri, ansie e dissidi. L’analisi psicologica è perfettamente sostenuta da una regia robusta, in grado di alternare momenti spettacolari a lunghe sequenze di tensione psicologica animate dai silenzi e dagli sguardi degli animali.

Nell’ambito di genere, Matt Reeves ha il merito di aver costruito un prodotto autoriale degno delle più ardue imprese produttive: The War – Il pianeta delle scimmie è un viaggio lungo un mondo che non appartiene più agli esseri umani, in cui stupore e romanticismo vengono utilizzati per edificare un racconto dal sapore ancestrale che lascia comunque spazio ad ogni minima scintilla emozionale.
Chi accusa il cinema popolare di attingere sempre alle stesse idee senza riuscire a rielaborarle, restituendo un immaginario stantio e privo di spunti visivi e narrativi validi, dovrebbe dedicare parte del proprio tempo a questa riuscita trilogia, di cui quest’episodio segna il punto più alto. Scoprirebbe, in tal modo, che fare un film per le masse richiede il massimo amore possibile. Da parte di chi lo fa. E, soprattutto, di chi ne fruisce.

Matteo Marescalco

Lascia un commento