Elezioni in Germania, ma sembra di essere in Italia. La stella cadente Schulz, il Pisapia di Germania

Il 24 settembre in Germania si terranno le elezioni federali e presto in Sicilia quelle regionali. Che c’entra la Germania con noi? Torno a Berlino a distanza di pochi mesi per presentare un mio film e trovo non poche somiglianze. Sembra di stare in Italia, dove sino a poco tempo fa nessuno avrebbe scommesso su una possibile riedizione del centrodestra a spese di una sinistra claudicante. I paragoni non finiscono qui. Intanto a partire dal sistema elettorale proporzionale, che molti vorrebbero applicare anche da noi. Ma soprattutto perché scopro che al di là del Reno c’è un Pisapia. Non si chiama Giuliano. Ma Martin Schulz, che come il nostro a forza di sbandare sta andando incontro alla sconfitta. All’inizio i sondaggi lo davano in ascesa, prossimo a scalzare Angela Merkel, che si ripresenta per il quarto mandato alla nomina di cancelliere.

Io stesso la scorsa primavera avevo descritto in un articolo per il Fatto il portentoso avvio da parte del socialdemocratico di umili origini, ex alcolista, grande combattente, noto da noi per un acceso alterco al parlamento europeo con Silvio Berlusconi, che lo aveva insultato chiamandolo kapò, lui che ai tempi di Hitler non era neppure bambino. Nato nel 1955 da una famiglia di minatori, non solo non aveva conosciuto il nazismo ma sin da studente ne aveva combattuto i rigurgiti, iscrivendosi al partito socialdemocratico, nonostante sua madre Clara fosse esponente della CDU, la stessa formazione politica della Merkel. Cos’è successo in così poco tempo per trasformarsi da astro nascente in candidato alla disfatta? Da fiero oppositore, man mano che passavano le settimane le sue proposte sono diventate sempre più sbiadite, sino a confondersi con quelle della rivale. Viene alla mente il nostro Pisapia. Come lui, Schulz ha prima corteggiato Die Linke, la formazione di sinistra. Poi si è avvicinato ai Grunen, i verdi, anche loro all’opposizione. A questo punto deve essersi preso timore di posizionarsi troppo a sinistra e ha cominciato a virare, strizzando l’occhio alle forze più moderate, col risultato che i liberali sono tornati alla ribalta e ora minacciano di unirsi alla Merkel al posto dei socialdemocratici. Fatto sta che mentre prima i sondaggi conteggiavano Schulz appaiato alla rivale, ora lo quotano fermo al 28%, contro il 36% della cancelliera. L’uomo è un democratico convinto, ma in crisi di identità ed è un peccato perché con lui la Germania avrebbe potuto diventare più flessibile e meno conservatrice. Gli nuoce inoltre il fatto che il suo partito è stato al governo con la Merkel e dunque non è criticabile più di tanto, pena sconfessare se stesso. Situazione simile alla nostra, dove chi ha votato sì al referendum costituzionale voluto da Renzi, vedi Pisapia, oggi si trova in difficoltà a prenderne le distanze per guidare l’opposizione.

Il leader tedesco e l’italiano hanno in comune non poche affinità. Sono entrambi di sinistra, ma non troppo. E quando il gioco si fa duro non sanno bene in che ruolo giocare. È cosi che diventano ondivaghi, corteggiano qua e là, ma al momento dell’amplesso si ritirano. In questo, i nostri 5 stelle sono più coerenti, non apparentandosi con nessuno, salvo poi doverlo fare se vorranno governare. Che Schulz abbia deluso l’abbiamo verificato pochi giorni fa assistendo al dibattito tv. La Merkel, che per il suo fare mite chiamano “mutti”, la mamma, guardava a Schulz come a un pargolo bisognoso di affetto. Così gli ha impartito una lezione di sano pragmatismo. Il socialdemocratico invece annaspava tra proposte coraggiose alternate a un triste moderatismo, tanto che a un certo punto sembrava lui il cristiano democratico e lei una socialista. Figlia di un pastore luterano, nata a Berlino est, ha dominato il match persino sul fronte dell’immigrazione, dove il socialdemocratico quasi parlava come Salvini, mentre la cancelliera poteva vantarsi di avere accolto quel milione di immigrati, che se fossero arrivati qui da noi sarebbe scoppiata la rivoluzione. Sul fronte immigrati i due candidati si guardano bene dal parlare di cosa avviene sulle nostre coste, attenti entrambi a non mettere le mani nella polveriera libica e lasciando a noi il lavoro di spazzini.

Dell’Italia in Germania che si pensa? Che siamo dei “meridionali”, meno affidabili della Francia, causa l’enorme debito pubblico. E infatti ci paragonano alla Grecia. I tedeschi se potessero ci manderebbero gambe all’aria, ma se cadessimo noi sprofonderebbero anche loro in quanto nostri creditori. Dunque ci tollerano, come pure tollerano Mario Draghi, considerato troppo filo italiano, infatti non vedono l’ora che finisca il suo mandato e con lui termini il cosiddetto quantitative easing. Il “bazooka” del denaro facile proposto dal governatore italiano, come lo chiamano in Germania, viene considerato molto fumo e poco arrosto, dunque da cancellare appena possibile. Sino a pochi mesi a Berlino tifavano Renzi, che era parso come un innovatore. Capito il personaggio e gli errori commessi, ora gli preferiscono Gentiloni. Con il suo fare discreto e mansueto più che un italiano a molti di loro quasi sembra un tedesco. Da prendersi come un complimento?

Roberto Faenza

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